Inchiesta Condor, i malcapitati a volte si privavano perfino della fede nuziale

di Giancarlo Tommasone

Andava bene tutto, bastava che fosse oro, ma pure gli orologi erano graditi, ancor di più se di marca o di metallo prezioso. E perfino le fedi nuziali. Il quadro che emerge dall’inchiesta Condor è desolante, e denuncia una miseria umana con pochi precedenti. «Più vecchi sono, più non capiscono niente, meglio è», è una frase intercettata. Che descrive in maniera assai efficace, quali fossero considerate le condizioni ideali per agire. L’organizzazione di truffatori di anziani aveva base a Napoli (gestita dal clan Contini) ma portava a termine raggiri in quasi tutta la penisola. Perché la persona da truffare andava scelta proprio in base alla sua età, alle sue condizioni fisiche e al fatto che vivesse da sola. In Piemonte, vengono registrate pure le performance criminali della coppia formata da Gaetano Piscopo (39 anni) e Gaetano Ferrante (classe 1972), che «lavorano» a bordo di una Renault  Clio.

La modalità / Pure per fare
il truffatore c’è bisogno del colloquio

Il primo riveste il ruolo di operativo, vale a dire è colui che va a ritirare il denaro che nelle intenzioni delle vittime servirà a far tornare in libertà i propri familiari; il secondo, invece, fa il telefonista (colui che chiama gli anziani dalla vettura e, che a seconda del copione, recita la parte del carabiniere, oppure dell’avvocato, o dell’assicuratore). Le forze dell’ordine li fermano il 27 maggio del 2016. Sono trovati in possesso di 1.600 euro in contanti e di 27 oggetti d’oro per centinaia di grammi. Tra i monili anche una fede nuziale, che reca incisa all’interno il nome della sposa: Elisabetta. E una medaglia dell’Avis di Ivrea, appartenuta presumibilmente a un volontario o un donatore di sangue, particolarmente attivo. Piscopo e Ferrante sono intercettati da alcuni giorni, dopo che gli 007 della Questura di Torino hanno provveduto a installare sulla Clio una microspia, che racconta delle truffe quasi in presa diretta. Tornata in auto, infatti, la coppia parla dei colpi messi a segno e delle difficoltà incontrate nel corso delle azioni delittuose. Tra il 26 e il 27 maggio 2016, vengono compiuti due raggiri nei confronti di altrettante vittime. In una occasione, l’obiettivo è rappresentato da una 90enne che vive a Nichelino (in provincia di Torino). L’anziana è diversamente abile e ha problemi di vista e di udito, è praticamente la vittima perfetta.

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per mangiarci un po’ di vecchietti»

Piscopo e Ferrante riescono a spillarle 600 euro. A un’altra donna, all’epoca 86enne, riescono a far sborsare 500 euro. Dalle intercettazioni si evince come la coppia, appena messo a segno un colpo, sia pronta subito a farne un altro. I due, dopo aver consumato una truffa, programmano una puntata a Orbassano (provincia di Torino). «Orbassano è dove accadde il guaio», dice Ferrante. «Quale guaio?», si informa Piscopo. «Il fatto di quando quella chiamò i carabinieri», spiega il sodale. Al che Piscopo si ricorda dell’episodio: «Ah, sì, sì». E Ferrante lo rassicura: «Va bene, ma puoi andare un’altra volta, perché ormai è passato tanto tempo».

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escort per giustificare i troppi soldi sul conto

A volte, dunque ci sono imprevisti a cui far fronte. Ad esempio, in un caso uno dei truffatori non si accorge che ci sono delle telecamere di una banca. «Se quella, adesso va a fare la denuncia, le guardie prendono pure i nastri della banca. Ho commesso un errore». Capita poi che le vittime vengano visitate dal corriere (l’operativo che preleva soldi e oro) anche due volte. E’ il caso di una 72enne di Carmagnola (Torino) che in prima battuta consegna 900 euro. Il corriere si allontana con il bottino e lo consegna al complice. Invitata al telefono, dal finto carabiniere, a consegnare anche tutto l’oro che ha in casa, la donna, mentre è ancora al telefono col truffatore in auto, riceve la seconda visita del corriere. Si reca in camera da letto e prende i preziosi che possiede, mettendoli nelle mani dell’uomo.