La Procura indaga su medici, aziende e intermediari. Chieste misure cautelari per 87 persone: per 35 la richiesta è il carcere.
Pazienti che forse non sono mai entrati in uno studio medico, diagnosi fatte al telefono e prescrizioni di scarpe sanitarie, protesi e altri dispositivi caricati sul Servizio sanitario nazionale. La Procura di Napoli indaga su un sistema che coinvolge 109 persone e mette insieme professionisti, aziende ortopediche, intermediari e alcune sedi di Caf. A scriverne è Leandro Del Gaudio sul quotidiano “Il Mattino”.
Per 35 indagati la Procura chiede il carcere
I numeri fanno capire subito la portata dell’inchiesta. Le richieste di misure cautelari sono 87. Il gip ha fissato 43 interrogatori preventivi e, per 35 indagati, l’accusa chiede il carcere. Per altri otto i domiciliari.
Le contestazioni comprendono associazione per delinquere, corruzione e diverse ipotesi di truffa.
Al centro degli accertamenti ci sono prescrizioni che, secondo i magistrati, sarebbero state prodotte senza una visita reale o senza una patologia capace di giustificarle.
La Procura parla di prescrizioni «smisurate»
Negli atti compare una parola precisa: «smisurata».
Il pm descrive una macchina che avrebbe consentito una «smisurata prescrizione di dispositivi ortopedici erogati dal sistema sanitario nazionale, incuranti del reale bisogno dei beneficiari».
Il ministero della Salute disciplina l’assistenza protesica proprio per garantire ausili, protesi e ortesi agli assistiti che ne hanno diritto. Secondo l’accusa, quella procedura sarebbe stata usata invece per generare forniture prive di un reale bisogno clinico.
Soldi e iPad per chi prescriveva
L’inchiesta punta anche su presunti regali destinati ai medici che avrebbero favorito le forniture. Negli atti compaiono denaro e iPad.
La Procura ricostruisce i rapporti fra sei gruppi di professionisti e diverse aziende del settore ortopedico.
Tra le persone citate figura Giancarlo Tommasi, titolare di Ortopedia Acquaviva. Per lui viene chiesta una misura ai domiciliari e non il carcere.
Nel sistema spunta anche un parcheggiatore abusivo
È il passaggio più singolare dell’intera storia. Daniele Pigliese, indicato come parcheggiatore abusivo in via Ammendola, avrebbe avuto secondo l’accusa un ruolo nella produzione di documentazione sanitaria anche falsa.
Quelle carte sarebbero poi servite per ottenere prescrizioni di dispositivi a carico del Servizio sanitario.
Una filiera diversa ma con un punto di contatto con altre inchieste napoletane in cui documentazione sanitaria e certificazioni sono diventate lo strumento della presunta frode. Stylo24 ha raccontato, per esempio, il caso delle false cartelle cliniche nelle truffe assicurative al San Giovanni Bosco.
Le sei aziende finite sotto esame
Le società indicate nell’articolo sono Ortopedia Meridionale Salvio Zungri, Zungri Franco srl, Ortopedia Borrelli srl, Orthosalus srl, Ortosanitaria Reale srl e Ortopedia Petta.
Tutti gli indagati potranno contestare le accuse negli interrogatori e nelle fasi successive del procedimento.
Le regole nazionali sulla fornitura degli ausili restano quelle fissate dal nomenclatore dell’assistenza protesica del ministero della Salute.
Stylo24 ha seguito anche altre vicende che hanno attraversato la sanità napoletana e gli appalti dell’Asl Napoli 1.
Questa volta, però, la domanda che guida l’indagine è molto più terra terra: dietro quelle prescrizioni c’erano davvero persone da curare oppure soltanto pratiche da trasformare in forniture pagate con soldi pubblici?

















