Il porto di Napoli

Il ministro Provenzano: bisogna avviarle al più presto

Zes, acronimo di Zone economiche speciali (aree geografiche dotate di una legislazione economica differente da quella che si registra nel resto della Nazione di appartenenza); se ne parla ormai da anni, ma la situazione è ancora in stand by. Eppure sono state inserite nel Decreto Crescita, a maggio del 2017.

Con l’avvento del nuovo governo,
quello giallo-verde, sembrava fosse
tutto pronto per la partenza

Nel frattempo però abbiamo assistito all’evoluzione al vertice, con la Lega che ha dovuto cedere gli scranni al Partito democratico. E sul fronte delle Zes (piano che interessa anche la Campania), si registrano ancora pesanti ritardi. Il progetto, dunque, al momento, resta solo sulla carta. Ma perché è maturata l’idea di avviare le Zes pure in Italia (ce ne sono già in Cina, Russia, India, Polonia , Giordania, e perfino in Corea del Nord)? Fondamentalmente per favorire l’insediamento di nuove imprese e per aiutare lo sviluppo di quelle che già insistono sul territorio. E poi per invitare i gruppi stranieri a investire nelle regioni della nostra Penisola. Naturalmente tutto ciò significa anche migliaia di nuovi posti di lavoro e nuove frontiere da battere, pure in virtù del previsto aumento degli scambi con Paesi extraeuropei, primo tra tutti la Cina.

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Porto di Napoli / Zes, waterfront e logistica:
le promesse (non mantenute) di Spirito

Le Zes, volute dal Governo Gentiloni e confermate da quello Conte, avrebbero dovuto entrare nella fase operativa a settembre del 2018. Al momento si registra molto più di un anno di ritardo. Per ovviare a questa situazione, ha chiesto una accelerazione anche il ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano. «Troppi ritardi sulle Zone economiche speciali (e infatti abbiamo prorogato l’incentivo). Non mi interessa di chi sia la colpa, bisogna farle partire e il governo se ne assume la responsabilità con un commissario, che deve assicurare una governance semplificata». Tornando al Decreto Crescita, quello del 2019, ha stanziato per il Piano di sviluppo di Grandi investimenti delle imprese nelle Zes, 300 milioni di euro. Ma al momento, il relativo regolamento, non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Tradotto vuol dire che è tutto ancora fermo. E la Campania, a che punto è?

L’avviso comparso
sul sito della Regione Campania

Il 28 settembre scorso sul sito della Regione è comparso l’avviso con quale si annunciava come sia già «possibile presentare l’istanza  per  attivare il credito d’imposta per le aziende che intendono avviare attività economiche o investimenti nelle zone economiche speciali. Si tratta della prima misura agevolativa  messa in campo per sostenere gli investimenti nelle Zes. In Campania le imprese che vorranno investire potranno, immediatamente,  usufruire  del credito d’imposta  in quanto l’Amministrazione regionale ha già provveduto  –  una delle prime in Italia –   al riconoscimento della  “Zes Campania” istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2018». Alle imprese che investiranno, continua il comunicato, «è concesso il credito d’imposta su investimenti effettuati nel limite massimo di 50 milioni di euro, per ciascun progetto, con una agevolazione  commisurata alla quota del costo complessivo dei beni che dovranno risultare acquisiti entro e non oltre il 31 dicembre 2020». Siamo ancora in fase di preparazione, stando così le cose, le Zes potrebbero partire soltanto nel 2020, quando invece si era messo in preventivo di calcolare le prime proiezioni rispetto ai feedback economici delle aree che dovrebbero sorgere in Campania, e nel resto della Penisola.

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