Gianpiero Falco, delegato Confapi Campania allo sviluppo regionale

di Gianpiero Falco *

Il mancato rientro dei giocatori del Napoli, nel ritiro attivato dalla società Calcio Napoli, dopo il match col Salisburgo in Champions League, ci suggerisce un’ulteriore riflessione sul sistema calcio in Italia. Un ammutinamento che fa sorridere soprattutto per i soggetti che lo compiono e che definiscono il proprio sistema di appartenenza senza regole. Sorriso amaro per la verità, e questa amarezza la si vive, sia dal punto di vista del tifoso che dell’imprenditore. Il fatto che si sia passati ormai dalle società sportive alle società di capitali, nel mondo del calcio, ormai da tanto tempo, non ha fatto comprendere ai più che per partecipare alle competizioni sportive bisogna avere dei bilanci solidi e poco indebitati per poter andare avanti.

È del tutto evidente che una data società si dota di costi per potere arrivare a certi obiettivi che rappresenteranno in futuro i ricavi del club. Trattandosi di una attività sportiva di gruppo è del tutto evidente che il costo degli ingaggi degli atleti e del management sportivo rappresenta la quasi totalità dei costi da affrontare; ragion per cui la piramide di comando – presidente patron, direttore sportivo e allenatore – diventa essenziale. Ora, nella ipotesi in cui una squadra progettata per vincere, come ammesso dallo stesso allenatore, non vince e soprattutto si dimostra abulica e senza voglia, ecco che scatta la molla ai vertici che vedono in pericolo la stagione. E tra i rimedi a propria disposizione c’è il ritiro.

Carlo e Davide Ancelotti

Che si voglia o no, questa è una consuetudine che esiste da sempre nel mondo delle competizioni sportive a squadre. Non sembra quindi opportuna la dichiarazione di disaccordo del tecnico pluridecorato, Carlo Ancelotti, di disaccordo rispetto a tale scelta societaria che non solo delegittima la propria società, di cui dovrebbe essere il dirigente più importante e rappresentativo, ma addirittura dà forza ad un manipolo di ragazzi viziati che non conoscono la realtà che li circonda e che si permettono di sentirsi mobizzati solo perché devono affrontare un ritiro. Emerge quindi tutto il pressappochismo di un mondo che non vuole assoggettarsi alle regole dell’impresa a cui appartiene. Si pensa da star a prescindere dei risultati che si conseguono. Questo comportamento fa male quindi dal punto di vista professionale e anche e soprattutto dal punto di vista dei tifosi.

Che penseranno anche i più avveduti rispetto a tale scelta? È possibile che nonostante gli scarsissimi risultati si tengano tali atteggiamenti? Dov’è l’attaccamento ai propri colori? Si dimostra in definitiva di non averlo. E in quanto al leader calmo, che stimiamo umanamente senza se e senza ma, non è che la sua calma sia la causa del suo terminare i rapporti con i grandi club allenati al secondo anno di contratto? Non vi pare che in questo o in tutti gli spogliatoi si debba agire rispetto alle prestazioni offerte e risultati ottenuti? A noi sembra che questa debba essere la regola di tutti i settori industriali, compreso e soprattutto il calcio. Per questo ci rivolgiamo al capitano del Napoli ed ai suoi colleghi ammutinati: cari Insigne e compagni, le chiacchiere stanno a zero. E aggiungerei, da tifoso della mia città, Forza Napoli.

Ps: questo articolo è dedicato alla Radio Taxi di Napoli 3333

Gianpiero Falco,
Delegato allo sviluppo regionale Confapi Campania