A causa dell’emergenza Covid-19 nell’ultimo mese sono stati celebrati appena 40 procedimenti, tutti «da remoto».

In un mese di stop a causa dell’emergenza Coronavirus, presso il Tribunale di Napoli sono stati rinviati più di 10mila processi penali. Numeri che certificano, come riporta un articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Leandro Del Gaudio, il momento critico della giustizia partenopea. Pochi i processi trattati, ristretto il numero di udienze celebrate “da remoto”, grazie alla connessione messa in campo all’inizio di marzo, in virtù della collaborazione di magistrati, amministrativi e avvocati.

Sempre rimanendo fermi alle analisi dei numeri del penale, emerge che i processi trattati con detenuti, sempre su richiesta delle parti, sono stati 12 alla settimana; mentre per quanto riguarda i procedimenti “da remoto”, il trend è stato di una o due udienze di convalida di arresti al giorno; e di quattro o cinque udienze di direttissima alla settimana. Insomma, in un mese celebrate una quarantina di udienze da remoto, al netto di 10mila processi congelati.

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E, a fronte di questi numeri, appare impossibile non interrogarsi sulla cosiddetta fase due, che dovrebbe ripartire il prossimo 11 maggio, quando probabilmente si tornerà in aula, anche se con tutte le limitazioni del caso. Stando a un calcolo matematico, ogni aula del Tribunale di Napoli è di 160 metri quadrati e sarà concessa la presenza al massimo di 20-24 persone, chiamate in questo modo ad agire rispettando la distanza tra colleghi e utenti. Ma è probabile che cambi anche il numero di persone che potranno essere accolte nei settori riservati al pubblico.

Possibile, infine, anche che il sistema di lavoro “da remoto” rimanga in vigore per alcuni processi, specie in materia civilistica, sempre nell’ottica di snellire le procedure e di portare a termine il maggior numero di udienze. Anche se siamo sempre nel campo delle ipotesi.