Affondo della Procura dopo il colossale blitz dell’estate scorsa, notificati 108 avvisi di conclusione delle indagini preliminari

di Luigi Nicolosi

Per la mala di Sant’Antimo il punto di non ritorno potrebbe essere ormai dietro l’angolo. La Procura di Napoli, nonostante alcuni importanti annullamenti disposti dal tribunale del Riesame, tira dritto e notifica a 108 indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari: vale a dire l’atto che con buone probabilità farà da anticamera al successivo rinvio a giudizio. A rischiare grosso sono non soltanto i massimi vertici del clan Puca, su tutti il boss Pasquale “’o minorenne” e i suoi figli, ma anche i fratelli Cesaro, volti noti della politica nazionale ma anche dell’imprenditoria locale grazie al centro polidiagnostico Igea.

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Questo, nel dettaglio, l’elenco degli oltre cento indagati ai quali la Direzione distrettuale antimafia ha appena notificato l’avviso di chiusura indagini: Pasquale Puca, Luigi Abbate, Armando Angelino, Michele Battista, Francesco Bellotti, Crescenzo Bencivenga, Carlo Bortone, Alessio Borzacchiello, Annarita Borzacchiello, Francesco Borzacchiello, Angela Brunaccini, Cristian Giuseppe Candura, Arcangelo Cantiello, Nello Cappuccio, Salvatore Castiglione, Rossella Cataneo, Aniello Cesaro, Antimo Cesaro, Raffaele Cesaro, Giuseppe Chianese, Corrado Chiariello, Pietro Ciccarelli, Domenico Concilio, Attanasio D’Aponte, Vincenzo D’Aponte, Giuseppe Di Domenico, Maria Giovanna Diomajuto, Francesco Di Donato, Gianluigi Di Giorgio, Alfredo Di Lorenzo, Antimo Di Lorenzo, Domenico Di Lorenzo, Francesco Di Lorenzo, Luigi Di Lorenzo, Maria Grazia Di Lorenzo, Raffaele Di Lorenzo, Stefano Di Lorenzo, Vincenzo Di Lorenzo, Vincenzo Di Marino, Angelo Di Spirito, Emanuele Di Spirito, Francesco Di Spirito, Immacolata Di Vicino, Carmine Dovere, Stefano Fantinato, Raffaele Femiano, Amodio Ferriero, Antonio Ferriero, Giancarlo Flagiello, Giuseppe Garofalo, Gaetano Golino, Giuseppina Golino, Patrizia Golino, Angelo Guarino, Francesco Ianniciello, Luigi Iavarone, Pasquale Iavarone, Andrea Iavazzo, Antonio Iorio, Giulio Iorio, Claudio Lamino, Carmelina Liccardo, Pasquale Maggio, Rosa Maggio, Antonio Marciano, Sabatino Melodia, Giuseppe Murgia, Salvatore Musella, Teresa Pappadia, Ferdinando Pedata, Antimo Petito, Antonio Petito, Camillo Petito, Carmine Petito, Damiano Petito, Francesco Petito, Olimpia Petito, Vincenzo Petito, Antimo Puca, Ferdinando Puca, Lorenzo Puca, Luigi Puca (1962), Luigi Puca (1995), Nicola Puca, Salvatore Puca, Teresa Puca, Alessandro Ranucci, Geremia Ranucci, Antimo Ronga, Filippo Ronga, Agostino Russo, Francesco Russo, Lorenzo Russo, Salvatore Saviano, Francesco Scarano, Luigi Schiavone, Olimpio Suglia, Carlo Tarantino, Vincenzo Tota, Francesco Troisi, Claudio Valentino, Marta Verde, Pasquale Verde, Antimo Vergara, Francesco Vergara e Luigi Vergara.

Quanto alle accuse, i tre fratelli Cesaro, in concorso con il senatore Luigi, per il quale si procede però separatamente, avrebbero fornito al clan Puca, pur senza esserne parte, un «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla conservazione, all’operatività e al rafforzamento», relazionandosi dapprima con il boss Pasquale Puca, in seguito con il reggente Amodio Ferriero e a seguire con il rampollo Lorenzo Pica, favorendone gli investimento nel settore immobiliare e mobiliare e consentendo alla cosca di reimpiegare nell’economia legale i proventi delle attività illecite. Antimo Cesaro, tramite la gestione del centro Igea di Sant’Antimo, avrebbe realizzato una società occulta con Pasquale Puca consentendo a quest’ultimo di riciclare i guadagni illeciti. Aniello e Raffaele Cesaro avrebbe fatto altrettanto tramite l’acquisto e la successiva edificazione del centro commerciale Il Molino. Luigi Cesaro, in concorso con il fratello Antimo, avrebbe si sarebbe infine interfacciato con i Puca al fine di concordare le liste elettorali da presentare per le Comunali di Sant’Animo dal 2007 in poi.

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