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I giornalisti del ‘Fatto Quotidiano’, Marco Travaglio e Vincenzo Iurillo sono stati prosciolti dal reato di diffamazione in seguito a due querele presentate nei loro confronti dal consigliere Comunale, Carmine Attanasio. In particolare, la prima si riferisce ad un articolo intitolato “Regionali Campania, l’alfabeto dei candidati impresentabili. Dalla A alla Z” a firma di Iurillo e pubblicato il 15 maggio 2015, nel quale Attanasio risultava annoverato in un elenco di candidati che, a parere dello stesso giornalista, non avrebbe potuto presentarsi alle elezioni regionali della Campania. La seconda querela è indirizzata a Marco Travaglio autore di un articolo dal titolo “Attanasio candidato vanesio” pubblicato il 22 maggio 2015. Secondo il Giudice per le indagini preliminari, dott. Giovanna Ceppaluni, non è stata ritenuta tale la sussistenza di una lesione “all’altrui onore e reputazione”.

Più nel dettaglio, quanto alla posizione di Iurillo, il riferimento fatto ad Attanasio tra coloro che risultano “impresentabili” alle elezioni politiche, ancorché “improprio” viene definito del tutto “legittimo”, considerato che la critica giornalistica non fa riferimento a precedenti penali ma ad una serie di “cambi di casacca”, peraltro anche ammessi dallo stesso consigliere, che in quanto tali non hanno contenuto diffamatorio. Iurillo ha, insomma, voluto evidenziare semplicemente “l’attitudine di Attanasio di passare da un partito all’altro”, peraltro partiti dalle idee politiche tutt’altro che omogenee.

 

Quanto, invece, a Travaglio, l’articolo venne pubblicato all’indomani di una protesta attuata nei confronti della testata giornalistica da parte dallo stesso Attanasio, che si era incatenato davanti alla sede della Rai di Napoli, mostrando cartelli offensivi contro i due giornalisti, definendoli “Penne della camorra”. Da qui l’articolo pubblicato da Travaglio: “Se Attanasio, fino all’altro ieri, era impresentabile soltanto per i cambi di casacca, da ieri lo è anche perché è un diffamatore”. Affermazione definita “del tutto legittima” in quanto “innescata dalla condotta tenuta dallo stesso Attanasio”.

Infine, lo stesso quotidiano non sarebbe comunque punibile dal momento che ricorre la discriminante del diritto di critica “che si concretizza nell’espressione di un giudizio” o, più genericamente, “di un’opinione che sarebbe contraddittorio pretendere rigorosamente obiettiva”, facendo venir meno, in quanto tale, il valore della soggettività. Il giudice ha anche sottolineato come nell’espressione del diritto di critica si possano utilizzare anche espressioni lesive “dell’altrui reputazione” purché “siano funzionali alla manifestazione di dissenso ragionato dall’opinione o dal comportamento altrui”.

 

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