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di Giancarlo Tommasone

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Una premessa: nessun dramma è paragonabile a quello relativo alla perdita di vite umane. Tutto ha origine il 12 settembre del 2017, quando Massimiliano Carrer (45 anni) e la moglie Tiziana Zaramella (42), scivolano in una buca nel tentativo di salvare il figlio 13enne Lorenzo.

Il bambino si era allontanato per andare
a curiosare in giro ed era caduto
nella voragine profonda circa due metri
e mezzo. I tre troveranno la morte
presso la Solfatara di Pozzuoli, inghiottiti dalla bocca del vulcano,
uccisi dalle esalazioni sulfuree

Accanto a tale tragedia, ce n’è un’altra (lo ribadiamo, per niente paragonabile a quella del 12 settembre 2017), un dramma che riguarda una trentina di persone, tra dipendenti e gestori di tre attività che lavoravano presso l’area gestita da Vulcano Solfatara Srl. Sono ormai senza lavoro da più di un anno, da quando l’inchiesta avviata per il decesso dei tre componenti della famiglia Carrer, ha fatto scattare i sigilli nell’area incriminata.

Alcuni degli ex lavoratori si sono rivolti alla redazione di Stylo24
per un appello: «Siamo gli ex dipendenti di Vulcano Solfatara,
licenziati e dimenticati da tutti», si legge nell’incipit della «lettera»

«Un anno fa, in seguito al tragico incidente avvenuto alla solfatara, dove tre persone persero la vita cadendo in una buca satura di gas, l’altra attività dell’azienda, il campeggio, fu messo sotto sequestro preventivo», è annotato nero su bianco nella missiva. I dipendenti del campeggio e tutti gli altri che lavoravano presso le attività dell’area della solfatara, hanno scelto di restare in silenzio per mesi, anche per rispetto verso le vittime della tragedia.

Più di un anno di silenzio, adesso si chiede chiarezza

Ma a più di un anno di distanza e durante un lungo periodo di «inutile fiducia nelle istituzioni, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Nell’intera procedura riguardante la chiusura del campeggio che ci dava lavoro, non troviamo una logica. La struttura turistico-ricettiva è stata interdetta a chiunque tranne a chi è deputato a vigilare sui sigilli apposti dalla magistratura». Gli ex lavoratori si interrogano sulle motivazioni della chiusura del campeggio. La struttura «si trova nella zona rossa, ma cos’è la zona rossa? E’ l’area a rischio dei Campi flegrei che comincia dalla solfatara e si estende per almeno 5 chilometri. L’esperto in materia, professor Giovanni Balestri, attraverso la sua consulenza, valutò l’aria del campeggio irrespirabile. Noi non accettiamo, nel modo più assoluto, queste motivazioni».

Perché, sottolineano gli ex lavoratori di Vulcano Solfatara, «nella zona rossa insistono scuole, negozi, alberghi, case di riposo e un intero Rione. Inoltre, non accettiamo le motivazioni addotte per la chiusura del campeggio, perché noi dipendenti siamo la testimonianza vivente che l’aria in quella zona è assolutamente innocua». «La nostra situazione e quella delle nostre famiglie sono alquanto complesse; la maggior parte di noi sta percependo il sussidio di disoccupazione ma, ne potremo usufruire ancora per pochi mesi ed è sempre più difficile arrivare a fine mese», scrivono ancora gli ex lavoratori. «Chiediamo soltanto coerenza e chiarezza, per una storia in cui i conti non tornano». La lettera è fimata da Enza Testa, Fabio Pisano, Lucia Conte, Giuseppe Loffredo, Ugo Pisano, Gennaro Di Bonito, Giovanni Vitale, Giuseppe Matino, Mauro Stanzione, Antonella Motti, Giuseppe Frascogna, Nello Rosati e Lorenzo Davidde.

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