di Giancarlo Tommasone

Che cosa ha a che fare il porto di Salerno con l’Isis e con il traffico di reperti archeologici, quello che servirebbe a finanziare la jihad e ad arricchire alcune frange di terroristi votate più ai soldi che alla religione? Cercheranno di scoprirlo gli investigatori, che nelle scorse ore hanno effettuato una scoperta davvero eccezionale.

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Presso lo scalo salernitano è stato infatti rinvenuto un tesoro. Dei pezzi dall’altissimo valore, che sono stati presi in carico
dalle forze dell’ordine e sono attualmente custoditi presso l’ex caserma borbonica
di Nocera Inferiore

L’operazione è stata condotta dai carabinieri per la Tutela del patrimonio artistico di Napoli e Roma e dall’ufficio delle Dogane di Salerno. All’interno del container, scaricato da una nave proveniente dall’Africa e approdata presso lo scalo salernitano alcuni giorni fa, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto una preziosa maschera ricoperta d’oro, un sarcofago e il pezzo forte della «collezione», vale a dire la riproduzione di un’imbarcazione egizia con 40 rematori realizzata in terracotta. All’interno del container altri manufatti di pregio, dall’elevatissimo valore sia archeologico che artistico.

Il traffico di reperti archeologici dell’Isis per foraggiare
la jihad e rimpinguare le casse private dei terroristi

La pista battuta al momento dalle forze dell’ordine è quella che porterebbe dritta all’Isis e in particolare ai trafficanti di reperti provenienti da siti saccheggiati in Africa e in Medio Oriente e rivenduti a collezionisti nel resto del mondo (Russia e Stati Uniti, soprattutto). I manufatti proverrebbero dai siti scampati alla furia iconoclastica dei soldati del Califfato. Con i ricavi di tale attività illecita, i terroristi, da un parte foraggerebbero la jihad, dall’altra andrebbero a rimpinguare le proprie personali finanze.

A ottobre del 2016 la Procura di Salerno
aprì un fascicolo di inchiesta

La maschera ricoperta d’oro rinvenuta a Salerno

Non è però la prima volta che, sulla costa salernitana, tale tipo di traffico focalizza l’attenzione di investigatori e organi di informazione. Circa due anni fa, dopo un reportage de La Stampa, la Procura di Salerno aprì un fascicolo d’inchiesta. Ricettazione ad opera di ignoti con finalità terroristiche e l’intermediazione di associazioni mafiose. Questa l’ipotesi di reato.  Le indagini degli inquirenti presero spunto dai fatti descritti dal giornalista Domenico Quirico, che raccontò che a Vietri sul Mare (perla della costiera a pochi chilometri da Salerno), avrebbero fatto tappa i reperti archeologici depredati dall’Isis tra Iraq, Siria, Libano ed Egitto.

Ricettazione ad opera di ignoti con finalità terroristiche
e intermediazione di camorra e ‘Ndrangheta

Nel traffico, questa volta finalizzato all’acquisto di armi, avrebbero avuto un ruolo determinate anche alcune cosche di camorra e locali di ’Ndrangheta. Nel caso specifico, il carico sarebbe partito dalla Turchia: la prima tappa rappresentata dal porto di Gioia Tauro e la successiva, da quello, si ipotizzò, proprio di Salerno. I reperti poi sarebbero stati trasportati fino a un albergo di Vietri, che avrebbe ospitato l’incontro tra venditori e compratori.  Al momento quale sia, nello specifico, il ruolo di intermediazione dei clan di camorra nell’ipotizzato traffico è tutto da ricostruire. Certo è che risulta essere alquanto singolare e poco casuale il fatto che a ottobre del 2016 si comincia a indagare sulla presunta attività illecita partendo da Vietri sul Mare e dopo due anni si scopre un tesoro archeologico nel porto di Salerno, a pochi chilometri dalla località costiera, dichiarata Patrimonio dell’umanità nel 1997.

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