Valuta libica (foto di repertorio)

I VERBALI INEDITI La necessità da parte dei clan di camorra di cambiare il denaro proveniente dai «giri» imbastiti in Africa e Medio Oriente

Un flusso internazionale di denaro che arrivava in Campania, e che dalla nostra regione finiva nel resto del mondo, in cui erano presenti esponenti della camorra. I soldi, cambiati nella valuta in corso nel Paese a cui erano destinati, erano veicolati attraverso commercianti, esperti in materia finanziaria, che mettevano a disposizione le loro competenze al servizio di gruppi malavitosi dell’area vesuviana. A parlare di una misteriosa valigia, è stato nel corso di un interrogatorio datato 28 gennaio 1995 (i verbali sono pubblicati in esclusiva da Stylo24), il collaboratore di giustizia Fiore D’Avino, che attraverso le sue dichiarazioni ha aiutato lo Stato a sgominare potenti cartelli criminali.

Il ruolo del commerciante esperto
di finanza e i legami con le banche estere

«Posso anche riferire – afferma il collaborante – che una volta il Russo (si riferisce evidentemente a Pasquale Russo, ndr) mi parlò della necessità di cambiare in altra valuta una valigia di denaro libanese (o forse libico), a lui giunta nei “suoi giri”».

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A tal fine, viene riferito agli inquirenti – fu contattata anche una persona che disponeva (e secondo D’Avino, fino al momento dell’interrogatorio in oggetto, dispone, ndr) «di contatti e relazioni con banche straniere legate alla sua attività commerciale e già utilizzati per far pervenire, via Paraguay, a Michele Russo (deceduto, ndr), zio di Pasquale residente in Argentina, il denaro ricavato dalla vendita di una partita di cocaina, come mi riservo di riferire». La partita di stupefacente a cui si riferisce il collaboratore di giustizia è quella arrivata nel porto di Napoli con un carico proveniente dal Sudamerica.

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«sparito» dal porto di Napoli

Dieci chili di polvere bianca, di cui si persero le tracce e che fu recuperata in parte soltanto alcuni giorni dopo che la nave era arrivata presso lo scalo partenopeo. «Un giorno – afferma D’Avino, nel corso di un altro interrogatorio –, Michele (Russo, ndr) ci fece trovare di fronte al fatto compiuto e ci disse che stavano arrivando 10 chili di cocaina dal Sudamerica con una nave. (Della cosa) fu informato Carmine Aflieri (anche lui passato a collaborare con la giustizia, ndr), il quale pure ne rimase contrariato. Si decise comunque  che ormai questa cocaina andava ritirata e commercializzata».

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