Ferdinando Cesarano e Rosario Giugliano

LA MAPPATURA DELLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA Gruppi camorristici dell’hinterland partenopeo continuano a contendere il controllo delle attività illecite alle organizzazioni criminali «autoctone»

L’agro Nocerino-Sarnese rappresenta da sempre una terra di «confine», relativamente all’aspetto strettamente criminale. Un’area in cui convergono gli interessi e le attività non solo dei clan «autoctoni», ma anche di quelli napoletani e della provincia di Napoli. Non bisogna infatti dimenticare che negli anni Ottanta, il territorio in questione fu tra i fronti principali dello scontro sanguinoso che si consumò tra la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia, «capitanata» da Carmine Alfieri (poi passato a collaborare con la giustizia).

Nella zona – emerge dalle inchieste dei mesi scorsi – si registra anche l’attività criminale del gruppo riconducibile a Rosario Giugliano alias ’o minorenne, boss di Poggiomarino (per anni braccio destro di Pasquale Galasso, fino a quando quest’ultimo non ha cominciato a collaborare con lo Stato). Notevoli fibrillazioni in quella porzione della provincia salernitana si hanno anche per la presenza di organizzazioni dell’hinterland partenopeo, dunque.

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Nella relazione della Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è possibile leggere: «Perdurante, immutata l’influenza sull’area di organizzazioni criminali operanti nei territori confinanti della provincia di Napoli, alle quali sono legati da rapporti sinergici i locali gruppi camorristici, per quanto riguarda il traffico di sostanze stupefacenti ma anche per quanto concerne la disponibilità offerta dalle prime ai secondi di elementi dotati di elevata capacità militare e di riconosciuto carisma».

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Riguardo alla «mappatura» realizzata dalla Dna, «tra i sodalizi napoletani operanti in provincia di Salerno in rapporti di alleanza con i gruppi autoctoni vanno in particolare citati il clan Aquino di Boscoreale (nei territori di Scafati e Cava de’ Tirreni), il clan D’Amico di San Giorgio a Cremano (a Nocera Inferiore) e soprattutto il clan Cesarano di Castellamare di Stabia (a Scafati), evidenziando che si tratta di elenco tutt’altro che esaustivo».

La presenza dei clan della
provincia partenopea
nell’hinterland salernitano

Stando a quanto ricostruito grazie a numerose inchieste della magistratura, «l’insediamento di organizzazioni criminali napoletane nell’agro nocerino-sarnese – emerge dal rapporto della Dna – d’altronde, risale agli anni 2005-2006, allorquando fu (ad esempio) accertata la presenza a Scafati, in contrapposizione al clan Tammaro-Muollo-Di Lauro (scompaginato da arresti e condanne) del clan Ridosso-Loreto, il primo originario di Castellammare di Stabia (ed in quel territorio vicina al clan Imparato e contrapposta al clan D’Alessandro) ed il secondo “figlio” del più noto Pasquale (ex collaboratore di giustizia poi ritornato sul territorio a delinquere facendo utilizzare il proprio nome e la propria fama criminale al figlio e agli alleati Ridosso), storico capo clan (unitamente a Costantino Laiola e Domenico Cuomo) della fazione scafatese del clan Alfieri».

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