Il boss Totò Riina, durante un processo. Il capo dei Corleonesi è morto il 17 novembre del 2017

La rivelazione del giudice Calabria e le indagini della Procura di Palermo.

La circostanza è ancora tutta da appurare, ma le indagini vanno avanti e sono pronte a far luce sull’eventualità che Totò Riina, avesse in cella con sé, mentre si trovava nel carcere romano di Rebibbia, in regime di 41 bis, il carcere duro, un telefono cellulare nel luglio del 1993. Proprio mentre Cosa Nostra faceva la guerra allo stato con le stragi e le bombe di Roma e Milano. A rivelare la notizia, riportata da ‘Il Fatto Quotidiano’, è stato il giudice Andrea Calabria, durante una udienza del processo d’appello sulla Trattativa Stato-mafia, lo scorso 14 ottobre.

Secondo quanto viene riferito dal togato, che all’epoca dei fatti si occupava di detenuti al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e oggi è presidente di sezione della Corte d’Appello di Roma, una segnalazione riservata del ministero dell’Interno “credo proprio dal capo della polizia”, ipotizzava “che con l’ausilio di alcun agenti di polizia penitenziaria, a Rebibbia, Riina avesse a disposizione un apparato per comunicare con l’esterno, un telefono o un telefonino”.

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Calabria riferisce come sia stato lui stesso a firmare il provvedimento con cui trasferire il boss corleonese nel carcere di Firenze, in attesa di indagini, prima di partire per le vacanze estive. Ma, al suo ritorno, sempre secondo il racconto, venne a conoscenza di come quel trasferimento non fosse mai avvenuto. Stoppato, riferisce, dal magistrato Francesco Di Maggio, vicecapo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, scomparso negli Anni Novanta.

Oggi appare impossibile verificare l’esistenza di quel telefono nella cella di Riina, ma i magistrati palermitani della Procura generale si sono recati nei giorni scorsi negli uffici del ministero, a Roma, per cercare la nota del Capo della Polizia del luglio 1993. Non l’hanno trovata. Però, nell’estate del 1993 ci furono due provvedimenti ravvicinati: il primo disponeva il trasferimento immediato del boss a Firenze, il secondo lo revocava. E adesso è necessario capire il perché.