Una delle meraviglie del parco archeologico di Pompei

di Letizia Laezza

Che i patrizi romani adorassero il golfo di Napoli e la bellezza scenografica che da sempre è in grado di offrire non è una novità: sono numerose le testimonianze di ville “d’otium”di nobili romani sul territorio campano; sorte di residenze estive in cui venivano a dilettarsi durante la bella stagione, come ricorda anche Strabone nei suoi scritti. Tant’è che convenzionalmente un lungo tratto di strada, appartenente all’antica Strada Regia delle Calabrie, che attualmente conta ancora i resti di molteplici ville marittime di epoca romana – e non solo, nei secoli si è arricchita ancora di altre costruzioni- viene detto “miglio d’oro”.

ad

Tale denominazione è dovuta all’equivalente distanza di un miglio secondo l’unità di misura del ‘700, che va dalla pietra miliare posta davanti a Villa De Bisogno di Casaluce nei pressi degli scavi di Ercolano, a quella davanti alla scuola nei paraggi di Palazzo Vallelonga a Torre del Greco. Appartiene a questo percorso anche la famosa villa Sora, così detta perché collocata in contrada Sora. Tale zona era indicata con l’appellativo di “Sora” già in epoca remota. Infatti Torre del Greco non era intesa ancora come una città e la Contrada Sora non era altro che una sorta di comparto della periferia di Herculaneum. Appunto la maestosa abitazione sorge a poco meno di 4 km da Ercolano e si affaccia sul mare per un fronte di 150 m. Costruita verso la metà del I sec. a.C. fu certamente ristrutturata nelle epoche seguenti: il tipo di decorazioni a parete rinvenute nell’abitazione sono compatibili ad esempio con l’età imperiale.

Anche questa Villa (come quella dell’imperatrice Poppea) era in via di ristrutturazione nel periodo in cui il Vesuvio eruttò, nel 79 d.C.; il dato è accertato da un graffito “preventivo” dei costi della manutenzione oltre che dai mucchi di calce ancora visibili e dalla pavimentazione in marmo pregiato mai  completata.

Sebbene l’area fu oggetto d’indagine già durante il XVII secolo, quando le esplorazioni portarono alla scoperta di due lastre in bronzo cin incisi i decreti dei due consoli Cn. Hosidius Geta e L. Vagellius e di un rilievo in marmo con Orfeo, Hermes e Euridice (ad oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), fu solo tra il 1797 e il 1798 che l’arciduca Francesco IV diede l’avvio ad un opera di scavo sistematica, la quale riportò alla luce il nucleo centrale della villa, che si dirama intorno ad un grande salone absidato. Dopo tale rinvenimento però, l’aria fu gradualmente abbandonata per godere poi di un recupero di interesse e di manodopera solo tra il 1989 e il 1992, quando l’allora Soprintendenza Archeologica di Pompei si occupò di riprendere e gestire le ricerche. Grande merito ebbe l’opera svolta nel 1974 dal Gruppo Archeologico vesuviano Giuseppe Novi di Torre del Greco. Durante quel lasso temporale vennero recuperate parti del tutto nuove a ovest e a est del salone, tra cui alcuni corridoi di servizio, camere da letto eleganti e  sale da ricevimento. Fra le stanze da letto si distingue notevolmente una in particolare, dotata di pregiati affreschi -deteriorati dal tempo- composti di grandi riquadri di un intenso blu incorniciati dal colore rosso, su tema di motivi vegetali dorati. Al piano superiore invece si possono apprezzare dalle pareti al soffitto delle architetture stilizzate, sullo stesso sfondo blu.

La villa vantava un’altezza originaria di tre piani, l’ultimo dei quali crollò proprio durante l’eruzione del Vesuvio, mentre quello inferiore venne coperto dalla lava: per questo è visitabile solo il piano intermedio.

Nei paraggi di questa abitazione vacanziera sono presenti i ruderi di un complesso termale, le “Terme Ginnasio“, possibili da visitare. La Villa Marittima Terma-Ginnasio è un’ altra struttura risalente all’età imperiale, attualmente posta a riparo della spiaggia, poco più giù di Villa Sora. Non era un’eccezione che nei pressi di una villa d’otium si trovassero anche delle terme a completare l’idilliaco quadretto paradisiaco.

Come Villa Sora, anche le Terme Ginnasio sono state in parte curate dalla soprintendenza di Pompei nella penultima decade del secolo scorso. Purtroppo l’aria marina  diventa una nemica quando funge da agente corrosivo; ha così guastato i resti di quella che probabilmente fu una grandiosa struttura con terrazzamenti affacciati sul mare. Data la maestosità e l’imponenza di Villa Sora, si è supposto che appartenesse alla famiglia imperiale Giulio-Claudia o Flavia; in effetti esistono testimonianze che l’imperatrice Bruzia Crispina abbia fatto una sosta in quell’abitazione  prima di spostarsi a Capri.

Il percorso attraverso il sottopasso ferroviario che dalla litoranea di Torre del Greco porta alla villa contribuisce con un ingresso molto suggestivo al contesto spettacolare della villa nel suo complesso. Oggi Villa Sora, di proprietà del Mibact, è sottoposta alla gestione ed è inclusa fra le componenti del parco archeologico di Pompei.