martedì, Agosto 9, 2022
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Torna libero Brusca: l’uomo di Riina che schiacciò il telecomando a Capaci

Dopo 25 anni di detenzione lascia il carcere ’u verru, insegnò ai Nuvoletta a sciogliere i cadaveri nell’acido

Sessantaquattro anni compiuti a febbraio scorso, Giovanni Brusca, detto ’u verru, il maiale, nelle scorse ore ha lasciato il carcere di Rebibbia, ed è tornato in libertà.  Mafioso di San Giuseppe Jato, fedelissimo di Totò Riina, fu ribattezzato anche lo scannacristiani, per la totale spietatezza. Passò a collaborare con la giustizia, ma nell’immaginario collettivo e nella storia del Paese, resterà sempre il balordo che schiacciò il telecomando a Capaci (strage in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta del magistrato) e uccise il piccolo Giuseppe Di Matteo, sciogliendone poi, il corpo nell’acido.

La tecnica «chimica» di far scomparire i cadaveri la insegnò anche ai maranesi del clan Nuvoletta, durante una delle visite nella tenuta di Poggio Vallesana. Per anni è stato fedelissimo del capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina, prima di diventare un collaboratore di giustizia ammettendo il suo passato nefando. Ha lasciato ieri, come anticipato da L’Espresso, il penitenziario di Rebibbia, a Roma, con 45 giorni di anticipo rispetto alla scadenza della condanna. Sarà sottoposto a controlli e protezione ed a quattro anni di libertà vigilata, come deciso dalla Corte d’Appello di Milano.

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