di Giancarlo Tommasone

Le multe elevate a Tony Colombo per il concerto «abusivo» in Piazza del Plebiscito e per il corteo nuziale non autorizzato a Secondigliano, ammontano a 32mila euro. Chissà su quanto si attestano, tradotti in moneta, i danni morali subiti dai napoletani e quelli materiali (in termini di ritorno di immagine) per la città partenopea. La reazione del Comune e della polizia municipale, diciamolo subito, è tardiva e sembra essere la classica toppa o pezza a colori (fate voi) che invece di porre rimedio alla situazione la rende ancora più desolante e sforacchiata.

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Perché tutto questo si poteva tranquillamente
evitare se soltanto si fossero fatti i dovuti controlli prima
di concedere i permessi del flash mob.

E poi che tipo di flash mob è stato autorizzato? Non si sa. Luigi de Magistris, ieri, ha detto: «Una cosa è attraversare Piazza del Plebiscito, fare un flash mob, un’altra è fare un concerto o uno pseudo concerto». Sono stati fatti degli accertamenti prima di concedere i permessi, per capire Tony Colombo cosa avesse intenzione di fare? No. È chiaro, altrimenti non si sarebbe arrivati dove poi si è arrivati. Sono stati attivati dei controlli per monitorare, in corso d’opera, l’evento, per cui era stata concessa Piazza del Plebiscito al cantante di origine siciliana?

Per assicurarsi che avrebbe rispettato
le regole? Anche questo è un mezzo mistero.

La versione proveniente da Palazzo San Giacomo, vuole che il Comune si sia accorto del concerto abusivo, «dalle immagini che abbiamo acquisito nella piazza», ha dichiarato l’assessore alla Polizia municipale, Alessandra Clemente. E quando lo ha dichiarato? Giovedì pomeriggio, due giorni e mezzo dopo il concerto, vale a dire quando Tony Colombo e Tina Rispoli (vedova del boss degli Scissionisti, Gaetano Marino) hanno detto il fatidico sì, non prima di aver fatto scoppiare, con la storia del corteo trash in carrozza che ha paralizzato il traffico a Secondigliano, un caso mediatico dalle proporzioni nazionali.

Secondo la versione ufficiale del Comune, che si riferisce all’acquisizione di immagini della piazza, ci pare di capire, che il flash mob di Tony Colombo non sarebbe stato monitorato da unità di polizia locale. E invece, da quanto risulta a Stylo24, il pomeriggio del 25 marzo scorso, quando è stata portata in Piazza del Plebiscito la scatola di polistirolo gigante che ha praticamente visto finire al suo interno il palco con il cantante e la sua band (vale a dire la sorpresa per la promessa sposa Tina Rispoli), i vigili urbani c’erano e avrebbero pure visionato i permessi, constatando che era tutto in regola.

A riferirlo, rintracciato dal nostro giornale, è il wedding
planner che si è occupato di realizzare la scatola gigante, l’involucro di polistirolo.

Si chiama Nicola P. (ne preserviamo l’identità per motivi di privacy). Lo abbiamo contattato via chat. C’è da premettere che ci dà la sua versione dei fatti, prendendosi dunque la responsabilità delle proprie dichiarazioni. Quando ci informiamo sulla storia dei permessi (e ci riferiamo a quelli per il flash mob), lui dice che a controllare la situazione sono venuti sia i militari dell’Esercito (particolare questo che conferma quanto ha dichiarato ieri a Stylo24, il videomaker Marco Cantone), sia i poliziotti, sia i vigili.

Gli chiediamo: vigili? Vuole dire che sono venuti
a controllare anche i vigili urbani, cioè gli agenti della polizia municipale? Lui risponde di sì.

E come è stato l’esito dei controlli? Domandiamo ancora. «Era tutto a posto», dichiara il wedding planner. Secondo quanto racconta, i controlli si sono svolti mentre la «scatola regalo gigante» era in fase di allestimento, quindi i vigili urbani che hanno effettuato l’accesso, hanno potuto rendersi pienamente conto che in Piazza del Plebiscito si stava approntando un concerto, perché c’erano un palco e degli strumenti.

A questo punto ci chiediamo: come hanno fatto
a scambiare le autorizzazioni per un flash mob
con quelle per un concerto? Hanno esaminato con la giusta attenzione quei permessi?

Come mai non si sono accorti delle violazioni relative all’occupazione di suolo pubblico? E perché non hanno riferito, se non la sera stessa, comunque il giorno seguente, dei controlli effettuati in Piazza del Plebiscito? Invece sono serviti due giorni e mezzo per accorgersi di quanto avvenuto in Piazza del Plebiscito, il 25 marzo.

E il sindaco de Magistris ha parlato addirittura
di interventi svolti con una tempestività assoluta
(riferendosi alle azioni messe in campo e alle multe elevate)
sia da parte dell’assessore alla Polizia municipale,
Alessandra Clemente, sia da parte degli stessi vigili.

Ribadiamo che, se a Palazzo San Giacomo si fossero accorti, la sera stessa, di quanto stava avvenendo, con dei controlli efficaci che in quel caso avrebbero potuto dirsi tempestivi, e avessero bloccato sul nascere la sceneggiata che (consapevolmente o inconsapevolmente non conta) loro hanno autorizzato in Piazza del Plebiscito, alla città sarebbe stata risparmiata un’onta. Comunque si chiarisca la storia dei permessi e delle autorizzazioni, c’è da sottolineare che la nuova canzone di Tony Colombo, «Ti amo amore mio» (pubblicata meno di 2 giorni fa), sicuramente la colonna sonora di questa settimana triste per Napoli, viaggia rapidamente verso le 400mila visualizzazioni.

I ringraziamenti al Comune di Napoli e al sindaco de Magistris, alla fine del video di ‘Ti amo amore mio’ di Tony Colombo

Visto che il sindaco conferma di non aver concesso alcun tipo di autorizzazione per il concerto e quindi per le riprese in Piazza del Plebiscito, deduciamo che ritenga abusivo e dannoso per l’immagine della città anche il video che è stato prodotto la sera del 25 marzo. Video che alla fine mostra il logo del Comune. Chi sa se Luigi de Magistris non abbia pensato di intervenire per far rimuovere o il simbolo del Comune dalla clip, o addirittura di chiedere la rimozione del video dalla rete.