Massimo Costa, Tommaso Ederoclite e Nicola Oddati a un incontro organizzato dal quotidiano Il Mattino

di Giancarlo Tommasone

Invita i giovani a impegnarsi in maniera efficace nel fare politica, parla di andare oltre il partito, di un patto per Napoli. E nello stesso tempo, Tommaso Ederoclite «pontifica» dai suo quarant’anni, analizzando il salvabile, il rifondabile e l’irrecuperabile del Partito democratico. Ma forse pretende un po’ troppo, il presidente del Pd napoletano, soprattutto se si guarda alla poltrona che occupa.

Una poltrona che avrebbe dovuto lasciare mesi fa, dopo l’accordo siglato nel Pd lo scorso maggio e ancora disatteso.

Patto in virtù del quale il presidente Ederoclite avrebbe dovuto fare spazio a un successore scelto nell’area politica che fa riferimento a Nicola Oddati o allo stesso ex assessore comunale. Patto, al quale Ederoclite non si è opposto per niente, anzi. Del resto, perché avrebbe dovuto opporsi? Proprio lui, che in più di un’occasione ha detto di essere a disposizione del partito.

E poi in quel caso si trattava di ripartire, di ritrovare
l’unità perduta nel Partito democratico.

L’accordo fu siglato tra la maggioranza che aveva eletto segretario provinciale, lo scorso novembre, Massimo Costa e il gruppo ex Ds che sosteneva invece Nicola Oddati. Fondamentale, nel percorso di riconciliazione, il ruolo di Marco Sarracino, che aveva lavorato per arrivare alla pace. Compito per niente facile dopo quanto era avvenuto in precedenza, con Oddati che aveva anche denunciato presunte irregolarità alla magistratura ordinaria.

Il presidente provinciale del Pd, Tommaso Ederoclite

«Abbiamo deciso – spiegò poi Oddati a maggio scorso – di intraprendere un percorso unitario d’intesa con Sarracino e Costa per rientrare negli organismi dirigenti statutari, l’assemblea, la direzione e la presidenza quando sarà resa libera».

L’ex assessore comunale dei Ds, Nicola Oddati

Un lancio dell’agenzia Ansa del 18 maggio scorso era stato ancora più esplicito, e parlava espressamente di dimissioni d aparte di Ederoclite. L’accordo prevedeva anche un riequilibrio della commissione garanzia. Agli ex Ds sarebbe dovuta andare, quindi la presidenza provinciale del partito occupata all’epoca (e anche adesso) da Tommaso Ederoclite (tra l’altro competitor di Costa e Oddati alla segreteria di Napoli) che, come gesto di buona volontà, potrebbe sollevare autonomamente il caso e dimettersi per dare avvio alla fase due.

Il percorso prevedeva infatti la delibera, da parte dell’assemblea,
di un allargamento numerico con l’ingresso di esponenti
del gruppo ex Ds in misura del 45 per cento.

A quel punto, si sarebbe poi arrivati all’elezione del nuovo presidente, che secondo i patti doveva essere lo stesso Oddati. Belle parole, sembrava pace fatta, ma tutto ciò non si è concretizzato. Tanto è vero che a luglio scorso, Nicola Oddati ha indirizzato una lettera al segretario nazionale dei dem, Maurizio Martina e al presidente dell’assemblea Matteo Orfini. Una missiva per chiedere il commissariamento del Pd metropolitano di Napoli. L’unica azione – secondo Oddati – da compiere «per restituire dignità all’intero partito… (sottoposto) a una gestione padronale e arrogante di una minoranza che si è appropriata, con un congresso fasullo e irregolare, della più importante federazione del Mezzogiorno».

All’interno della stessa lettera l’attacco
a Costa (e indirettamente a Ederoclite).

«Il nome del segretario Costa – scrive Oddati a luglio – è stato espresso da meno di un terzo degli iscritti». Ma c’è spazio anche per il patto disatteso: era stata garantita alla componente ex Ds una rappresentanza negli organismi statutari. Vale a dire assemblea, direzione e commissione di garanzia e successivamente l’elezione di un nuovo presidente dell’assemblea metropolitana e di un nuovo presidente della commissione di garanzia. «Ma ad oggi – scrive ancora Oddati nella lettera inviata a Martina e a Orfini – non è stata convocata alcuna assemblea e i cosiddetti dirigenti del Pd metropolitano di Napoli nemmeno rispondono al telefono».

Il segretario nazionale del Pd Maurizio Martina

Il quadro è alquanto chiaro, il Pd è ancora a caccia di unità, e soprattutto continua a chiedersi un giorno sì e l’altro pure, chi o cosa sia la causa della disfatta, della completa mancanza di appeal del partito e dei suoi rappresentanti. Dello sfaldamento verso l’inesorabile inconsistenza. Basta guardare molto vicino, sia nello spazio che nel tempo.