Sono passati 50 anni dalla scoperta della Tomba del Tuffatore. Per celebrare la ricorrenza, il Parco Archeologico di Paestum ha organizzato una mostra che inserisce la tomba più famosa della Magna Grecia in un percorso fatto di materiali archeologici e opere moderne, da Guido Reni a De Chirico.

L’obiettivo della mostra, curata
dal direttore Gabriel Zuchtriegel,
è di «spiegare perché la tomba, oggi come oggi, non si spiega», come annuncia
la guida-catalogo

Gli oggetti archeologici e le opere moderne esposte in mostra raccontano come sin dal Settecento nuovi scavi e scoperte, ma anche correnti artistiche e ideologiche hanno creato il presupposto per una delle controversie più accese dell’archeologia: quella sul significato dell’immagine del tuffatore, che ancora oggi è del tutto aperta. Più che dare una risposta univoca, schierandosi con l’una o l’altra scuola di pensiero, la mostra cerca di spiegare le basi culturali e scientifiche di questa controversia, mettendo i visitatori nella condizione di ripercorrerla e di farsi una propria opinione.

Il mistero di un sepolcro della Magna Grecia

«Non è una mostra sulla bellezza, anche se personalmente la trovo bellissima. Ma il vero tema è il senso e la verità di un’immagine di 2.500 anni fa che era fatta per rimanere invisibile per sempre, una volta chiusa la tomba. Come possiamo pensare di scoprire il vero senso di un’immagine che non è fatta per noi? Credo che siamo i primi ad aver posto questa domanda in una mostra archeologica in maniera così radicale», dice Zuchtriegel.

Uno dei pannelli di cui si compone la Tomba del Tuffatore

La mostra apre al pubblico oggi, esattamente 50 anni dopo la scoperta avvenuta in quello stesso giorno dell’anno 1968. Per l’occasione si apre al pubblico il «Giardino di Hera» – alle spalle della Sala Mario Napoli che ospita la Tomba del Tuffatore – realizzato in occasione dell’ampliamento del Museo firmato dall’architetto Ezio De Felice e inaugurato nei primi anni ’70. Grazie al contributo degli Amici di Paestum, il Giardino è stato riqualificato con un orto archeo-botanico con piante tipiche del territorio e un percorso didattico che metterà in evidenza il rapporto tra le piante e l’archeologia.