Titty Astarita

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di Giancarlo Tommasone

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Ha fatto e continuerà a fare molto rumore il caso di Concetta Astarita, meglio conosciuta come Titty, la giovane, che nel 2013 fu eletta consigliere comunale a Marano, nella lista Piazza Pulita (in appoggio all’ex sindaco Angelo Liccardo) e poi confluita in Ncd. Titty Astarita (attualmente ex consigliere) si presenterà alle prossime consultazioni nelle fila del Movimento civico maranese, lista a sostegno del candidato alla fascia tricolore, Rosario Pezzella, e coalizzata con Noi con Salvini.

Non è un ex consigliere
qualunque, Astarita, perché
oltre alla passione
per la politica, brucia di quella
per il rettangolo verde

E’ infatti il capitano, anzi lo era, della compagine di calcio femminile Afro-Napoli United. Non una squadra come tutte le altre, un team che ha fatto dell’antifascismo, dell’inclusione e dell’integrazione, il suo punto di forza. E quindi la scelta di Astarita di candidarsi in una coalizione che si presenta con la Lega ha cozzato con gli ideali di Afro-Napoli e l’ha fatta mettere fuori rosa.

La squadra, quella che scende in campo,
si è però schierata tutta a favore del capitano

Anche perché, forse, il calcio giocato continua a non fare alcuna distinzione di colore politico. Afro-Napoli può essere considerata emanazione dei centri sociali di Napoli e provincia, Antonio Gargliulo ne è presidente, mentre dirigente e accompagnatore ufficiale delle ragazze è tale Pietro Spaccaforno, che fa parte della crew dei 99 Posse, tra l’altro anche con mansioni di autista della band. Il dirigente Spaccaforno, componente dei comitati di Chiaiano e numero due di Insurgencia, era stato coinvolto nell’inchiesta per i disordini antidiscarica del maggio 2008. Ad aprile del 2010, il Riesame aveva fatto cadere due accuse nei suoi confronti: quelle di incendio di un autobus e di furto di un estintore.

All’ex consigliere
di centrodestra
era stata affidata
la fascia di capitano

Dell’esclusione di Astarita si è già ampiamente discusso, ci chiediamo però, come sia stato possibile, stando ai canoni adottati per l’allontanamento della calciatrice, affidarle la fascia di capitano della Afro-Napoli, conoscendo i suoi trascorsi come consigliere comunale di centrodestra.

Su quanto accaduto, Stylo24 ha raccolto le considerazioni di Sergio D’Angelo, alla guida di Gesco (che compare come sponsor sulle maglie della squadra), holding di cooperative attive nel terzo settore.

Holding alla quale aderisce anche Afro-Napoli

Chiediamo a D’Angelo se abbia avuto modo di confrontarsi con Spaccaforno, ma ci dice che è in attesa di sentire il presidente Antonio Gargiulo. Ma, aspettando questo confronto, gli chiediamo cosa pensi di quanto si è verificato? «Al netto delle tante strumentalizzazioni che ci sono state intorno a questa vicenda e al netto della brutta discussione innescata e maturata durante la trasmissione di Canale 21, io ritengo, che tutto sommato, la contraddizione sia soprattutto di questa ragazza, che ha deciso di militare in una squadra che ha messo al centro dei suoi valori, dei principi che professa da tempo e per i quali si batte, l’esperienza inclusiva, di integrazione. Nel frattempo però, Astarita ha mostrato di voler fare scelte che sono ispirate a valori opposti a quelli di Afro-Napoli. Io personalmente, però, farei valere le ragioni del buon vecchio Voltaire e quindi – detto francamente – non penso che la vicenda debba essere ridotta all’esclusione o alla rinuncia da parte della ragazza a candidarsi con una lista di centrodestra. Il tempo risolverà queste contraddizioni. Val la pena, d’altro canto, (riferendoci appunto a Voltaire), battersi fino alla morte, per far valere anche le ragioni di quelle persone delle quali non si condivide alcunché».

D’Angelo si affida a Voltaire

Astarita, però, già nel 2013 è stata eletta consigliere comunale nelle fila del centrodestra a Marano, perché, chiediamo, non gli è stata contestata questa «appartenenza» quando la ragazza ha chiesto di aderire ad Afro-Napoli? Perché è stato fatto soltanto ora? Va da sé che avendo Afro-Napopli connotazione politica molto forte, i dirigenti di detto team sarebbero stati ben a conoscenza del passato, non certo di sinistra, della loro tesserata. «Credo che all’epoca non abbiano mosso questa riserva, e abbiano fatto bene. Ribadisco, la contraddizione è di Astarita che si trova a condividere sia i valori di Afro-Napoli che quelli di una lista nella quale si presenterà alle elezioni. Il problema è più della ragazza che nostro. Non poteva certo la dirigenza andare a indagare sul passato della tesserata, andare a vedere che negli anni scorsi, Astarita aveva aderito a progetti dagli ideali diversi e opposti a quelli portati avanti da Afro-Napoli. Gli atleti vengono ingaggiati dalla società per le loro doti tecniche, sportive e immagino per la condivisione dei valori che ne sono alla base». Domandiamo ancora: quella di Afro-Napoli non è stata, forse, una decisione di stampo fascista, degna della visione mussoliniana dello sport e dei tesserati, che dovevano essere emanazione e veicolo di propaganda del Pnf? La decisione di Afro-Napoli, non stride forse con i valori principi dello sport, quelli dell’inclusione? «Posso ribadire che la mia posizione non è compatibile con nessun provvedimento di imperio, stigmatizzo la brutta discussione che si è sviluppata dopo la trasmissione andata in onda su Canale 21 e rilevo che a vivere una contraddizione sia soprattutto Astarita. Detto ciò, Afro-Napoli farebbe bene a prendere atto di detta contraddizione e ad ispirarsi ai principi di Voltaire, di cui parlavamo prima, incassando e continuando a misurarsi con le contraddizioni, lotta su cui proprio si basa la stessa società in questione».

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