Una manifestazione di piazza di Marittimi per il futuro

di Giancarlo Tommasone

Il capitano Ciro Esposito ha 62 anni, lavora in Tirrenia ed è un corallino doc. E’ il vicepresidente dell’associazione Marittimi per il futuro, nata due anni fa a Torre del Greco. Al momento il ‘movimento spontaneo’ conta circa tremila iscritti, marittimi, appunto, che cercano di sopravvivere a una situazione che Esposito definisce tragica. La sua associazione è intervenuta sulla cosiddetta ‘battaglia navale’, la lotta che si combatte da qualche anno a colpi di marketing, decreti legge, accordi tra Confitarma e sindacati, accuse e contrattacchi, principalmente tra due colossi armatoriali italiani, la Moby-Tirrenia di Vincenzo Onorato e la Grimaldi di Manuel Grimaldi. Marittimi per il futuro si è schierata apertamente dalla parte di Onorato e dell’italianità a bordo.

Sul perché di tale presa di posizione Esposito spiega: «La gente si indigna per la pubblicità del ‘navigare italiano’ prodotta dalla Tirrenia, io mi indigno del fatto che a Torre del Greco ci siano migliaia di famiglie di marittimi ridotte alla fame».

La pubblicità della Tirrenia che invita a ‘navigare italiano’

Secondo Esposito non bastava il crac Deiulemar, «che ha messo in ginocchio la città, qui a Torre bisogna fare i conti con un’emergenza quotidiana. L’economia si basava sul mare, ma ormai il mare è tutt’altro che una risorsa». Torre del Greco è il secondo comparto marittimo d’Italia, ogni giorno, secondo i dati che snocciola Esposito, sforna in media 27 matricole, parliamo di quasi diecimila all’anno. In Italia, stando alle cifre di uno degli ultimi censimenti effettuati, le matricole si attestano sul milione di unità.

Una protesta degli investitori di Deiulemar

Bisogna fare una distinzione tra matricole attive e passive: solo le prime sono quelle che si affacciano al mondo del lavoro e sono circa un terzo rispetto al totale. Ora torniamo a Torre del Greco: per le nove (un terzo di 27) matricole al giorno che vorrebbero «vivere di mare» cominciano fin da subito gli impedimenti. Un corso base di formazione (obbligatorio) costa intorno agli ottocento euro, e a Torre del Greco, continua Esposito: «C’è chi nel frigorifero non ha più niente, non può mettere il piatto a tavola. Nella sede dell’associazione, mi fa specie perfino dirlo perché tutto ciò mi indigna, viene chi non può pagare le bollette e la luce nel frigo vuoto ce l’ha perfino spenta».
Parliamo di migliaia di famiglie che nella città corallina sono in stato di indigenza. «Il punto è che i marittimi corallini restano a casa e quelli non comunitari continuano ad essere imbarcati. Noi come associazione chiediamo solo si rispetti la legge 30/98 (relativa agli sgravi fiscali per chi impiega personale italiano e comunitario) senza le deroghe intervenute successivamente con gli accordi tra Confitarma e sindacati».

Confitarma in assemblea

Parallelamente alla citata legge 30/98 fu istituito l’Osservatorio marittimo per i controlli – affidati alla Capitaneria di porto – degli equipaggi a bordo, ma «l’Osservatorio, mi risulta, non sia mai partito dal punto di vista dell’operatività», sottolinea ancora Esposito.
«E allora accade che la situazione diventi sempre più insostenibile e che il mare, ormai, per Torre del Greco e per i suoi abitanti è la cosa più lontana dall’essere considerata una risorsa. Venite a Torre, venite a toccare con mano lo stato in cui versano migliaia di famiglie. Io dico sempre: provare per credere. Ecco vi invito a venire, proverete e crederete», conclude il capitano Esposito.

Le altre puntate dell’inchiesta: Tirrenia schiera la flotta «tricolore» contro Grimaldi, Un mare di soldi (ai sindacati) per la battaglia navale Tirrenia-Grimaldi, Formazione e reclutamento dei marittimi, l’asse sindacati-manning