Oltre 8mila distributori coinvolti. Eni fissa benzina a 1,99 euro e gasolio a 2,19, mentre taxi e camionisti chiedono altre misure
Il tetto ai carburanti non è più una partita giocata soltanto da Eni. Anche Ip-Socar decide di intervenire e porta a oltre 8mila il numero dei distributori coinvolti. Non c’è un prezzo imposto per legge: le compagnie si muovono volontariamente, sotto la pressione del governo e delle associazioni dei consumatori. Intanto benzina e soprattutto gasolio continuano a mordere i bilanci di famiglie e imprese.
Eni fissa il limite: 1,99 la benzina, 2,19 il diesel
Eni parte da due cifre: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio, sia al self sia al servito. Il tetto interessa circa 4mila impianti, resta in vigore per trenta giorni e potrà essere prolungato.
La distanza rispetto ai prezzi raggiunti dalla rete è evidente. I prezzi medi pubblicati dal Mimit mostrano una corsa che nelle ultime settimane non si è fermata, con il diesel in autostrada ormai vicino ai due euro e mezzo.
Stylo24 aveva già raccontato il primo tetto Eni e le conseguenze per i distributori.
Ip segue la stessa strada, ma senza un prezzo uguale per tutti
Socar sceglie di muoversi sulla rete di Italiana Petroli, che conta oltre 4.500 punti vendita. La formula, però, è diversa: non viene indicato un prezzo massimo nazionale come quello deciso da Eni.
La riduzione sarà progressiva e dipenderà dai costi della filiera e dal sostegno garantito a partner e retisti. Per chi arriva alla pompa, quindi, il vantaggio cambierà da impianto a impianto.
La decisione pesa comunque sul mercato. Due delle reti più grandi hanno abbassato i prezzi e le altre compagnie si trovano ora davanti a una scelta: seguirle oppure rischiare di vedere gli automobilisti spostarsi altrove.
Un pieno può costare quasi dieci euro in meno
Le stime parlano di 8,45 euro di risparmio su un pieno di benzina e 9,35 sul diesel. Per una famiglia con due automobili il beneficio potrebbe arrivare a circa 80 euro al mese.
A Napoli il caro carburanti aveva già spinto molti automobilisti alla ricerca delle pompe più convenienti, come raccontato da Stylo24 nell’analisi sui nuovi prezzi dei carburanti.
Lo sconto, però, porta con sé un problema che il cartello esposto sulla strada non racconta: molti gestori hanno ancora nei serbatoi prodotto comprato quando costava di più.
Il conto delle vecchie giacenze finisce sui distributori
Se il carburante è stato acquistato a un prezzo superiore rispetto a quello che ora bisogna praticare alla pompa, la differenza deve essere assorbita oppure compensata secondo gli accordi previsti dalle compagnie.
Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta migliaia di gestori indipendenti, teme squilibri lungo la filiera. Se gli automobilisti corrono verso le reti dove il prezzo è calmierato, gli altri impianti perdono vendite. Chi aderisce, invece, deve rifornire i serbatoi con maggiore frequenza.
Per il cliente basta leggere un numero sul display. Per chi gestisce la pompa, dietro quel numero comincia una partita molto più delicata.
Meloni e Tajani rivendicano la via della moral suasion
Il governo attribuisce il risultato al dialogo aperto con le compagnie. Giorgia Meloni definisce la scelta di Ip un «segnale importante verso gli italiani».
Antonio Tajani racconta di avere sollecitato personalmente Rovshan Najaf, presidente di Socar, e insiste sulla natura volontaria della misura: «Nessuna imposizione dall’alto, nessuna nuova tassa per le imprese, ma un contributo volontario per aiutare i cittadini italiani».
Il vicepremier contrappone questa strada alla tassazione degli extraprofitti, che Forza Italia respinge. L’obiettivo è allargare il numero degli operatori coinvolti senza introdurre un prezzo fissato dallo Stato.
Taxi e camionisti avvertono: così non basta
Il beneficio, però, non arriva allo stesso modo a chi usa carburante per lavorare. I sindacati dei taxi chiedono un incontro al ministero dei Trasporti e non escludono il fermo del servizio.
Le tariffe vengono decise dai Comuni e non possono salire automaticamente insieme ai costi. Per questo la categoria propone una detrazione fiscale sul carburante e la possibilità di differenziare maggiormente i prezzi delle corse.
Ancora più pesante è la questione per gli autotrasportatori.
L’extra-rete resta fuori e spacca il mercato in due
Una parte rilevante dei consumi professionali non passa dalle normali stazioni di servizio. Autotrasportatori, agricoltori e pescatori comprano gasolio anche tramite l’extra-rete, cioè all’ingrosso. Ed è proprio quel canale a restare fuori dal tetto.
Assotir minaccia lo sciopero se il governo non aprirà un confronto. Per il settore esiste già un credito d’imposta sulla maggiore spesa sostenuta e il ministero dei Trasporti ha attivato la piattaforma per il ristoro degli autotrasportatori, ma le associazioni chiedono misure capaci di incidere direttamente sul prezzo.
Per chi lavora sulla strada pochi centesimi pesano molto di più
Un automobilista misura il beneficio sul singolo pieno. Per una flotta di camion, un corriere o una piccola impresa artigiana il conto cambia completamente.
Il carburante non serve soltanto a raggiungere un posto: è parte del servizio che viene venduto. Pochi centesimi in più per litro, moltiplicati per migliaia di litri ogni mese, si trasformano in una spesa pesante.
Lo stesso vale per pesca e agricoltura, dove il gasolio entra direttamente nel costo di produzione.
Adesso tutti guardano alle altre compagnie
Eni e Ip hanno fatto la prima mossa. Gli occhi sono ora puntati sugli altri operatori e sulla capacità del sistema di assorbire la riduzione senza scaricare il peso sui gestori.
Tajani ammette che il problema esiste: «Non possiamo dimenticare i gestori degli impianti, migliaia di piccoli imprenditori che garantiscono il servizio sul territorio».
Abbassare il prezzo sul display è la parte più visibile dell’operazione. Quella più difficile viene subito dopo: fare in modo che la differenza non ricompaia qualche metro più indietro, lungo la stessa filiera.

















