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Mourad Sadaoui, algerino di 45 anni, il “primo foreign fighter di ritorno catturato in Italia dopo la dissoluzione dello Stato Islamico”, è stato catturato tre giorni fa in un casale abbandonato di Acerra. Sadaoui aveva vissuto in Italia dal 2003 al 2013, in particolare nel comune di San Marcellino, pieno agro-aversano, area della provincia di Caserta dove esistono folte comunità di maghrebini. Per anni ha goduto di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, prima per svolgere il mestiere di muratore in un’azienda edile, poi come lavoratore autonomo. Nel 2010 Sadaoui chiese il rinnovo del permesso, ma prima che potesse essergli notificato il rigetto emesso dall’Ufficio Immigrazione della questura di Caserta, fuggì dall’Italia. Era il 2013, da allora scomparve per riapparire in Siria. A metà 2018 le ricerche si sono concentrate nell’agro-aversano, località in cui è solo l’ultimo soggetto finito sotto la lente d’ingrandimento dell’Antiterrorismo.

L’imam Nasser Hidouri

Ad essere attenzionato dagli 007, infatti, è stato anche Nasser Hidouri, l’imam proprio di San Marcellino. L’uomo ha lasciato la Tunisia negli anni 90 per sfuggire alla dittatura, per ottenere una laura all’Orientale di Napoli, in studi islamici, e sposare una giovane marocchina conosciuta a Brescia, con cui ha avuto tre figli nati in Italia. Nel 2009 chiese anche la cittadinanza italiana, ma sul suo passato c’era la macchia di una inchiesta che lo coinvolse nel Veneto, dove fu indagato nell’ambito di indagini sul terrorismo islamico.

La sua posizione è stata archiviata, ma il 5 luglio del 2016 il suo nome torna ad essere avvicinato a personaggi vicini all’Isis, quando Mohamed Kamel Eddine Khemiri, custode sempre della moschea di San Marcellino, viene arrestato dai carabinieri del Ros, in quanto ritenuto attivista dell’Isis e gestore di una centrale per la produzione di documenti falsi destinati a persone provenienti dall’Africa del Nord. Una centrale allestita proprio sopra la moschea. L’Imam ha sempre affermato di non essersi mai accorto delle attività, ma più di un sospetto lo mossero le esternazioni pubbliche tramite il proprio profilo Facebook dello stesso Khemiri contro “gli adoratori della croce”. Incitazioni alla guerra vere e proprie (“Sono dell’Isis finché avrò vita. E se morirò vi esorto a farne parte”), passate inosservate, nonostante Nasser sia da sempre molto attivo sui social. Khemiri, nel giugno del 2018, è stato condannato a otto anni di reclusione e 130 mila euro di risarcimento.

 

E proprio nelle motivazioni della sentenza pronunciata dai giudici della terza sezione della Corte d’assise del tribunale di Napoli c’è anche un altro collegamento tra il terrorismo islamico e la zona dell’agro-aversano, e, in particolare, con il clan dei Casalesi. L’uomo, infatti, avrebbe voluto acquistare 5 kalashnikov da Salvatore Orabona (ex affiliato al clan dei casalesi, diventato collaboratore di giustizia), ma quest’ultimo glieli avrebbe negati, limitandosi a fornirgli soltanto alcune auto.

Mohamed Kamel Eddine Khemiri

Anche se non è la prima volta in cui il potente cartello criminale viene accostato all’Isis. Infatti, a svelare l’esistenza di presunti accordi di collaborazione, è il pentito Roberto Vargas. L’ex braccio destro di Nicola Schiavone (anch’egli passato a collaborare con la giustizia) attribuisce a quest’ultimo di aver imbastito un accordo con i terroristi islamici per eliminare l’allora procuratore aggiunto di Napoli ed attuale procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. Secondo quanto spiegato dal pentito Vargas, il piano saltò poiché, dopo l’arresto di un algerino, la cellula terroristica che viveva nel Casertano vide bruciata la sua «copertura».

Alla luce di tutto ciò, ma non soltanto, secondo un rapporto degli 007 dell’Antiterrorismo, il fenomeno dell’afflusso di jihadisti nell’agro-aversano non sarebbe da sottovalutare. In quanto sono circa 30 i nomi sotto osservazione con i loro frequenti passaggi sul territorio. E quasi tutti di nazionalità algerina, proprio some Sadaoui, l’ultimo, solo in ordine cronologico, terrorista finito in manette e vicino a quella zona.

 

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