Una immagine di un kalashnikov sul profilo di Dhiaddine Baazaoui

di Giancarlo Tommasone

Sul suo profilo Facebook non sono visibili gli amici, ma le foto che posta Akram Baazaoui ne raccontano la storia recente. Il 31enne finito in carcere nelle scorse ore è considerato dagli inquirenti l’elemento apicale di un gruppo specializzato nella produzione di documenti contraffatti e nella gestione di un apparato capace di far arrivare un gran numero di clandestini dalla Tunisia fino alla Francia e alla Germania.

Akram Baazaoui

Akram risiede a Napoli, in una strada a ridosso di Via Toledo ed è proprio nella città partenopea che ha luogo la base logistica dell’organizzazione formata da altri tre elementi: il 28enne Dhiaddine Baazaoui detto Dhia, la cui residenza è fissata al Corso Garibaldi; il 51enne Mohamed Baazaoui, residente a Villa di Briano; Rabie Baazaoui, 29enne residente a Casal di Principe. Sono tutti tunisini. Insieme a loro, nell’ambito dell’operazione Mosaico coordinata dalla Procura di Roma, è stato arrestato anche Abdel Salem Napulsi. Pure lui, secondo gli investigatori, sarebbe tunisino e non palestinese come ha dichiarato di essere.

Akram Baazaoui accanto a un treno alla stazione centrale

Il 37enne deve rispondere di un’accusa più grave rispetto agli altri quattro (a cui non risulta direttamente collegato), quella di attività di auto-addestramento con finalità terroristiche. Parlavamo di un profilo Facebook, in particolare di quello di Akram che in realtà ha anche un secondo “alter ego” social su cui sono condivise appena un paio di foto; forse si tratta di un vecchio profilo abbandonato. A ‘tradire’ il 37enne è tale Montassar Yacooubi.

Akram e Dhia

Quest’ultimo ha ospitato nella sua casa a Latina, l’attentatore Anis Amri, quello della strage del dicembre 2016 al mercatino di Natale a Berlino. Amri, vecchia conoscenza delle nostre galere (vi era stato dal 2011 al 2015), uscito di prigione, per diversi mesi è ospite di Montassar Yacooubi. Quest’ultimo, dopo l’uccisione dell’attentatore (avvenuta nel Milanese durante un conflitto a fuoco con la polizia), è stato escusso a sommarie informazioni e ha rivelato agli inquirenti che Amri aveva contattato Akram Baazaoui per chiedergli un documento falso col quale avrebbe voluto lasciare l’Italia. Da stabilire se suddetto documento gli servisse proprio per recarsi in Germania per compiere l’attentato costato la vita a 12 persone. Yacooubi, su Facebook, è amico di Akram. Gli inquirenti ci mettono poco a risalire anche al profilo del 37enne residente a Napoli.

Dhiaddine Baazaoui

Il social racconta di un uomo che dice di aver cambiato credo nel 2015 e che posta foto a dire il vero molto poco austere. Immagini di barche, di auto, di soldi. In un paio di scatti si vedono banconote sparse, euro, valuta di altre nazioni. Ci sono foto che sarebbero state scattate in Francia (si ipotizza dalla targa delle vetture), ma anche istantanee che lo ritraggono davanti a un treno veloce alla stazione di Piazza Garibaldi o mentre si trova al Corso Umberto I, a Napoli. In una posa accanto a un suo presunto complice, anche lui arrestato nelle scorse ore.

Akram è accanto a Dhiaddine. Il profilo di Dhia è alquanto piatto, mostra foto di auto, di lui immortalato in una strada a ridosso di Corso Garibaldi, di un paio di bottiglie di vodka. E poi ce n’è una che attira la nostra attenzione: l’immagine di quello che sembra un combattente di cui si vedono soltanto la gamba e il braccio sinistro, appoggiati al muro due kalashnikov. Sulla foto frasi in arabo e in basso a destra una sigla, Anp.