Alagie Touray, il 21enne gambiano arrestato a Napoli per terrorismo

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La città di Napoli sotto i riflettori degli 007dell’anti terrorismo: il pericolo di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, «specie con riguardo ai cosiddetti ‘sbarchi occulti’, è confermato da sviluppi investigativi che hanno attestato l’utilizzo – peraltro sporadico e non strutturale – dei canali dell’immigrazione clandestina per il trasferimento in Europa di estremisti sub-sahariani».

Lo segnala l’ultima Relazione al Parlamento dei Servizi di intelligence, definendo «significativo» l’arresto, avvenuto appunto a Napoli, rispettivamente in aprile e in giugno, di due gambiani

Che erano giunti via mare dalla Libia dopo un periodo di addestramento in un campo gestito da Daesh nel deserto libico. In particolare, il fenomeno degli «sbarchi occulti», ovvero «le traversate effettuate in elusione dei controlli per evitare l’identificazione dei migranti e favorirne la dispersione sul territorio nazionale, ha riguardato in primo luogo le partenze dalla Tunisia», dove risulta attiva «una ramificata rete criminale con basi e referenti in territorio nazionale.

Trasferimenti effettuati con analoghe modalità, e quindi da considerarsi ‘a rischio’ – scrivono ancora gli 007 – hanno continuato a riguardare anche la tratta Algeria-Sardegna, mentre evidenze intelligence, corroborate da operazioni di polizia, fanno stato del fatto che il fenomeno si è replicato pure per le partenze dalla Libia, così da aggirare il rafforzato dispositivo di controllo, eventualmente con il ricorso a ‘navi madre’ . La dimensione occulta del traffico si è confermata, inoltre, un profilo ricorrente per gli attraversamenti dell’Adriatico e lungo la rotta balcanica terrestre». L’andamento complessivo dei flussi via mare – ricorda la Relazione – ha conosciuto, nel 2018, «una contrazione degli arrivi senza precedenti, segnando una flessione di oltre l’80%. Tale sviluppo e da attribuire soprattutto alla rafforzata capacità della Guardia costiera libica nella vigilanza delle acque territoriali, e alla drastica riduzione delle navi delle Ong nello spazio di mare prospiciente quelle coste che, di fatto, ha privato i trafficanti della possibilità di sfruttare le attività umanitarie ricorrendo a naviglio fatiscente e a basso costo».

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