venerdì, Agosto 12, 2022
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Terremoto Cimmino: «I posti di lavoro in ospedale venduti a 25mila euro»

L’ex capoclan dell’Arenella rivela il racket sulla sanità: «Avevamo il nostro intermediario. Tutte, ma dico tutte, le ditte appaltatrici dovevano pagarci l’estorsione»

di Luigi Nicolosi

I tentacoli del clan Cimmino per anni si sarebbero allungati sugli appalti ospedalieri dei nosocomi napoletani anche grazie a un intermediario. Un “eminenza grigia” che avrebbe consentito dalla temibile cosca del Vomero e dell’Arenella di imporsi a suon di estorsioni. In ballo non ci sarebbero stati però soltanto i lauti guadagni del racket, ma anche centinaia di posti di lavoro che il clan avrebbe poi “piazzato” a proprio piacimento. «Un posto di lavoro costava tra i 20.000 e i 25.000 euro», parola dell’ex boss Luigi Cimmino, da poche settimane passato tra le fila dei collaboratori di giustizia.

Lunedì scorso il neo pentito è stato sottoposto a un nuovo interrogatorio e davanti agli inquirenti della Dda di Napoli ha reso una lunga deposizione con cui ha descritto le infiltrazioni del clan nel sistema sanitario locale, in particolare negli appalti relativi all’affidamento dei servizi e delle opere di ristrutturazione: «Sergio D’Andrea – ha messo a verbale l’ex ras – è una vecchia conoscenza di tutti noi del clan e in passato ha anche pagato un’associazione con me. Sergio D’Andrea sta sugli ospedali e si interessa un po’ di tutto; in particolare fa fa intermediario nella compravendita di posti di lavoro che fa acquistare a chi è interessato». Un sistema, quello descritto dall’ex ras, che avrebbe consentito al clan di tenere sotto scacco diversi imprenditori e di gestire il proprio bacino di “consenso”.

Sul punto, Luigi Cimmino ha fornito ai pm una minuziosa descrizione in merito alle modalità con cui avveniva la compravendita: «Normalmente quando una ditta si aggiudica un appalto o subentra al posto di un’altra, dal momento che tutte, ma dico tutte, le ditte che lavorano negli ospedali pagano l’estorsione, nel momento in cui viene fatta la richiesta estorsiva da parte del nostro clan oltre a pretendere il pagamento di somme di denaro, in genere ripartite in tre tranche, tre volte all’anno, vengono pretesi anche un certo numero di posti di lavoro, parte dei quali può essere riservata ai nostri amici e parenti, gli altri vengono invece venduti».

In ballo, stando a quanto riferito dal neo pentito, ci sarebbero state cifre a dir poco da brividi: «Quando io stavo fuori – ha spiegato Luigi Cimmino – un posto di lavoro costava tra i 20.000 e i 25.000 euro. Tornando a D’Andrea, poiché lui è sempre a conoscenza dei posti di lavoro disponibili presso le ditte appaltatrici, fa da intermediario tra il clan, e in particolare Andrea Basile, deputato a tale incarico, e l’interessato all’acquisto. In sostanza è il clan che vende il posto di lavoro». Un doppio guadagno per la cosca, che incassa così anche l’estorsione secca, ma anche un’importante entrata per l’intermediario: «Il provento di tale attività illecita confluisce nelle casse del clan, mentre l’intermediario, come nel caso di Sergio D’Andrea o di chiunque altro procacci l’acquirente, riceve una percentuale sulla vendita del posto parti a circa il 5 per centro, a se tale somma, a titolo di regalo, non è sempre la stessa ma dipende dalle modalità di vendita».

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