(Nelle foto il ras Francesco Iadonisi e il figlio Cosmo, detto "Mino")

Ricostruito il modus operandi del gruppo di narcos del rione Lauro capeggiato dallo storico ras Francesco: nell’affare anche il figlio Cosmo e il genero Di Lorenzo

di Luigi Nicolosi

Un clan “a gestione familiare” eppure al tempo stesso in grado allungare i propri tentacoli sugli affari illeciti dell’intera periferia occidentale di Napoli. Il gruppo Iadonisi, dopo essere sparito dai radar della Procura per qualche anno, sembra essere tornato in auge come non mai. E la conferma, ammesso che ce ne fosse bisogno, arriva dal provvedimento di custodia cautelare che due giorni fa ha portato all’arresto dei nuovi reggenti della cosca. Al vertice della piramide, neanche a dirlo, c’era proprio lo storico padrino Francesco Iadonisi, figura di spicco della Nuova Mafia Flegrea che da qualche tempo era tornato a piede libero. Sarebbe stato il 54enne ras, con l’appoggio del figlio Cosmo e del genero Flavio Di Lorenzo (difesi dall’avvocato Paolo Gallina), a mettere in piedi una base di spaccio in grado di macinare affari praticamente h24.

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Francesco Iadonisi, secondo la ricostruzione della Procura e ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, avrebbe svolto il ruolo di promotore, capo e organizzatore dell’associazione, impartendo disposizioni organizzative circa l’acquisto, il trasporto, la custodia, il confezionamento e la successiva vendita delle sostanze stupefacenti destinate ai titolari delle piazze di spaccio di cocaina – acquistata al prezzo di 35 euro al grammo – marijuana e hashish. Un business quantomai florido, che la cosca avrebbe portato avanti sempre stando rintanata nella roccaforte del rione Lauro, a Fuorigrotta.

Nell’affare avrebbero avuto un ruolo di punta anche Cosmo Iadonisi, detto “Mino”, e Flavio Di Lorenzo: sarebbero stati loro, infatti, a occuparsi stabilmente, agendo in base alle direttive impartite da Francesco Iadonisi, del trasporto, della custodia, del continuo rifornimento in favore dei titolari delle piazze di spaccio di cocaina, hashish e marijuana, nonché della vendita al dettaglio degli stupefacenti e del ritiro dei relativi pagamenti e della quota settimanale da parte degli acquirenti-rivenditori, anche avvalendosi del contributo di altri sodali, tra i quali tale Salvatore, ad oggi non ancora identificato. L’inchiesta culminata nel blitz di pochi giorni fa ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati anche di Giuseppe Spatuzzi, Sami Rabayeh, Antonio Iadonisi e Mariano Saccoia. Per questi ultimi il gip ha però ritenuto di non emettere alcuna misura di custodia cautelare, motivo per il quale restano dunque indagati a piede libero.