Ciro Grillo (uno degli indagati) e il padre Beppe Grillo

Il figlio del garante del M5S, indagato, con tre amici, per violenza sessuale di gruppo, si difende: fu consenziente. Ma i pm sono pronti a chiedere il rinvio a giudizio.

Continua a difendersi e a ripeterlo come un mantra Ciro Grillo, figlio di Beppe, garante del M5S: “Non c’è stata violenza sessuale, ma sesso consenziente”. Il riferimento è all’accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane per un episodio che sarebbe avvenuto nel luglio del 2019 nella sua villa in Costa Smeralda. Nei giorni scorsi l’ennesimo interrogatorio, davanti al Procuratore capo di Tempio Pausania, Gregorio Capasso. Giovedì è toccato a Grillo jr, mentre in precedenza era stato il turno degli altri tre: Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. Per tutti, la Procura è orientata a chiedere il rinvio a giudizio. E questo perché, a dispetto di quanto affermato da loro, secondo i magistrati non fu “sesso consenziente”, ma “violenza sessuale di gruppo”.

A loro carico ci sarebbero anche alcune fotografie ritrovate sui cellulari e alcune intercettazioni, così come la testimonianza della ragazza, difesa dall’avvocata Giulia Buongiorno. I magistrati hanno ascoltato anche Parvin Tadjik, moglie di Beppe e madre di Ciro Grillo, che ha sempre raccontato di aver dormito quella sera del 16 luglio 2019 nella camera accanto a quella dove si sarebbe consumata la violenza, non accorgendosi di niente. Anche il suo telefono è stato messo sotto controllo nei quasi due anni di indagini.

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Dopo aver trascorso una serata al Billionaire, Ciro Grillo e i suoi tre amici si sarebbero diretti nella villa con due ragazze milanesi. Ma su quanto accaduto, quasi verso l’alba, le versioni sono discordanti. La presunta vittima racconta di essere stata violentata, costretta a bere e a subire un rapporto sessuale di gruppo, mentre l’amica dormiva. Mentre i 4 giovani, pur confermando il rapporto di gruppo, affermano che questo sia stato “consenziente”.

Secondo i pm, la ragazza venne “tenuta per i capelli e costretta ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box del bagno”, “afferrata per la testa a bere mezza bottiglia di vodka” e “costretta ad avere rapporti di gruppo”. Mentre i quattro giovani indagati hanno “approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica” di quel momento.

“La ragazza ha poi perso conoscenza fino alle 15 quando è tornata a Palau”, si legge in un verbale. La “lucidità” della vittima “risultava enormemente compromessa” quando è stata “condotta nella camera matrimoniale dove gli indagati” l’avrebbero costretta ad avere “cinque o sei rapporti” sessuali.

La versione fornita dai giovani è del tutto diversa e ad avvalorarla, i quattro hanno raccontato che dopo il primo rapporto, la ragazza e uno di loro sarebbero andati insieme a comprare le sigarette, e al ritorno, nella villa del Pevero, a Porto Cervo, lei avrebbe avuto rapporti con gli altri tre in maniera consenziente. Tanto che nei giorni successivi, tra i protagonisti della serata ci sarebbe stato anche uno scambio di messaggi.

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