martedì, Dicembre 7, 2021
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Il «telefono rosso» del boss Giuseppe Polverino

La storia della camorra – E nella memoria del telefono cellulare il nome «Amore» per celare i contatti in terra spagnola del clan di Marano

Il boss Giuseppe Polverino era ossessionato dalla possibilità di essere intercettato dalle forze dell’ordine e di finire così in trappola. Le «cimici» per intercettare dialoghi tra boss e affiliati, in realtà, hanno portato in carcere, nel corso degli anni, il fior fiore dei camorristi. E il capoclan di Marano non voleva fare la stessa fine.

Da una conversazione intercettata, infatti, «Polverino – si legge dagli atti dei processi a capi e gregari dell’organizzazione criminale – era costantemente informato dai compaesani maranesi delle iniziative di carattere investigativo che avrebbero potuto pregiudicarlo, come la richiesta rivolta da esponenti delle forze dell’ordine (“guardie”) a un rivenditore di auto di Marano di avere le chiavi di un’autovettura Volkswagen Touareg». Polverino, sospettando che quella richiesta sottendesse l’intenzione di installare delle microspie, incaricò un carrozziere di fiducia della bonifica dell’auto. Ma non solo, per un periodo affidò le sue comunicazioni a una cabina telefonica pubblica nelle «adiacenze dell’abitazione di Polverino». «In alcune occasioni era stato ascoltato nell’atto di comunicare agli astanti che sarebbe sceso per ‘fare una telefonata’» spiegano ancora gli inquirenti.

La scoperta di microspie e telecamere

Ed è grazie ad alcuni colloqui intercettati con Luigi Simeoli che si scoprì che il 23 febbraio del 2005, a causa di un guasto all’impianto elettrico, nell’abitazione di Polverino era entrato un elettricista che aveva rinvenuto e rimosso delle microspie e delle telecamere installate. «Questo determinava allarme in Polverino e in tutti i soggetti a lui legati». Altre importanti comunicazioni sono state ascoltate dalle forze dell’ordine da quello che il giudice dell’abbreviato chiama «il telefono rosso». Una sorta di filo diretto col boss, «un’utenza – si apprende ancora dall’ordinanza – dedicata ai soli dialoghi con Polverino e utilizzata esclusivamente per inviare e ricevere SMS. L’utenza in questione risultava in uso a Salvatore Liccardi perché veniva rinvenuta, il giorno 5.12.2008, in un bagno della mansarda utilizzata da questo affiliato».

«La memoria del telefono – si apprende ancora – riportava contatti avvenuti con un’unica utenza cellulare spagnola alla quale era associato il nome “amore”». L’utenza spagnola risulterà fondamentale all’esito delle indagini visto l’esistenza in terra iberica di una propagazione del clan di Marano. Utenza «che figurerà anche nella rubrica del cellulare sequestrato all’odierno collaboratore Domenico Verde, quando questi sarà arrestato in Spagna. Quei dialoghi – aggiungono gli investigatori – suffragano le intense relazioni personali esistenti tra il boss (in quel momento latitante in Spagna), Salvatore Licciardi, Roberto Perrone e altri soggetti».

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