Soldi, regali e vacanze per ottenere lavori e sbloccare pagamenti. Nei cantieri spunta anche il caso degli operai egiziani sfruttati
I soldi, secondo l’accusa, viaggiavano anche sotto il panettone. Cinquemila euro nelle buste gialle, contanti infilati tra mozzarelle e dolci natalizi, vacanze in yacht tra Capri e Ischia, una Porsche Macan a noleggio, smartphone, orologi e soggiorni in hotel. Tutto attorno alla Napoli-Bari, una delle opere ferroviarie più importanti del Mezzogiorno, con un investimento da 5,8 miliardi. La stessa infrastruttura che RFI presenta come uno dei grandi collegamenti strategici tra Tirreno e Adriatico.
Quei regali per sbloccare lavori e pagamenti
L’inchiesta della Dda di Napoli, guidata da Nicola Gratteri e condotta dal pm Henry John Woodcock, ha portato a venti misure cautelari. Le accuse contestate a vario titolo vanno dalla corruzione allo sfruttamento del lavoro, fino alle false fatture e al favoreggiamento.
Per gli investigatori, soldi e regali servivano a far correre certificazioni degli stati di avanzamento, pagamenti e affidamenti. In un caso, a un versamento sarebbe seguito quasi subito un lavoro da circa 7 milioni di euro.
La vicenda investe un’opera che Stylo24 aveva già seguito raccontando lavori e disagi lungo la Napoli-Bari.
Per Gratteri il punto debole è il subappalto
Il procuratore va dritto al nodo: «Qual è l’anello debole nella catena degli appalti pubblici? Sicuramente il subappalto».
E spiega: «Sappiamo che spesso quando c’è un passaggio, uno step, lì c’è la mazzetta e poi la difformità all’opera. È ovvio che i margini di guadagno sono sempre più risicati man mano che si passa da un subappalto a un subappalto, perché spesso tra un subappalto e l’altro c’è la mazzetta. Non funziona il sistema normativo che è soprattutto preventivo. Come, ad esempio, l’idea che per qualsiasi opera si costruisca è possibile il subappalto».
A Grottaminarda si guarda anche al calcestruzzo
Gli accertamenti si concentrano sui principali lotti tra Napoli, Benevento e Avellino, con un’attenzione particolare al cantiere di Grottaminarda. Proprio lì RFI ha avviato uno dei lavori più impegnativi della nuova linea, compreso lo scavo della grande galleria.
La lente degli investigatori si è posata anche sui materiali di scavo, sui rifiuti di cantiere, sui noleggi, sulle contabilizzazioni e sul calcestruzzo, ritenuto in alcuni casi di qualità scadente. RFI e Italferr sono estranee alle contestazioni, mentre alcuni funzionari risultano coinvolti nell’indagine.
Venti ore al lavoro e poche ore per dormire
Dentro l’inchiesta c’è poi la storia di 34 operai egiziani che, secondo l’accusa, sarebbero stati sfruttati a Grottaminarda con turni fino a venti ore e appena tre o quattro ore di sonno.
In un’intercettazione si parla perfino della ricerca di baracche abbandonate dove sistemare «qualche talebano», espressione usata per indicare gli operai.
Il presunto caporale Salah Ali Abdelati avrebbe guadagnato fino a mezzo milione di euro l’anno. Circa 300mila euro sarebbero poi arrivati in Egitto.
Nelle carte compaiono anche nomi legati ai clan
Tra i 49 indagati figurano persone considerate vicine ai Belforte e soggetti collegati ai Fabbrocino. Il gip non ha però riconosciuto l’aggravante mafiosa contestata ad alcuni degli indagati.
Gratteri allarga il ragionamento: «Le mafie o i faccendieri, gli ingordi sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere».
La Napoli-Bari, intanto, va avanti. Stylo24 aveva già raccontato le tensioni attorno alle nuove stazioni della linea. Ora al cronoprogramma dei cantieri si affianca un’inchiesta che prova a ricostruire chi avrebbe cercato di fare affari dentro la lunga catena dei subappalti.

















