Da una parte i porti italiani, dall’altra l’Ue. Divisi dalla questione delle tasse. Perché nei giorni scorsi l’Antitrust della Commissione europea ha di fatto minacciato di aprire una procedura di infrazione contro i nostri scali.

Porti e Stato italiano nel mirino dell’Antitrust dell’Ue

Nel mirino sono finiti non solo i porti, accusati di concorrenza sleale nei confronti delle altre banchine europee, ma anche lo Stato italiano. Motivo? I porti – accusa l’Ue – non hanno mai pagato le tasse per le concessioni, mentre lo Stato italiano ha rinunciato ad una parte di entrate. “Una modalità che si applica per le aziende private”, replicano dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma di questo bisognerà convincere proprio l’Unione europea. Sulla vicenda è intervenuta Assoporti che ha diffuso una nota: “Non possiamo accettare l’interpretazione secondo la quale le attività svolte dalle Autorità di sistema portuale nel riscuotere canoni concessori sia da considerarsi attività economica soggetta a imposizione fiscale”.

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Zeno D’Agostino, presidente Assoporti

Così si è espresso il presidente di Assoporti Zeno D’Agostino, che ha poi aggiunto che i porti non sono aziende private ma enti pubblici come lo Stato e che la ‘manovra’ dell’Antitrust della Commissione europea rischia di mettere in ginocchio gli scali italiani. Secondo una prima previsione, nel caso lo Stato e i porti, dovessero perdere la battaglia che si gioca a Bruxelles, gli scali italiani si troverebbero costretti ad aumentare le tasse aeroportuali del 30-40 per cento, per soddisfare le richieste dell’Europa.

Pericolo fuga degli armatori dagli scali nazionali

Uno scenario ‘apocalittico’ per l’economia delle banchine, una operazione da 100 milioni di euro. Tutto ciò farebbe allontanare un gran numero di armatori dagli scali nazionali. Proprio per evitare che ciò accada e per convincere l’Ue – senza arrivare allo scontro aperto – che le Autorità di sistema portuale altro non sono che estensione dello Stato, è stata fissata una serie di riunioni in cui si deciderà la linea di difesa da adottare.

La sede del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Una di queste è stata programmata a Livorno e si sta svolgendo in queste ore. Seduti al tavolo i presidenti delle Autorità di sistema portuale. La partita si gioca non solo sul terreno del diritto, ma anche su quello politico, che è poi pure quello più insidioso. Ecco appunto, la fase più difficile, sarà quella di riuscire a convincere l’Unione europea. Ed è per questo che l’Italia, saggiamente, potrebbe prendere tempo aspettando l’evoluzione della vicenda. Naturalmente si tratterà di un periodo in cui, nel frattempo, si dovrà mettere a punto la difesa da adottare.

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