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Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Dopo l’avvertimento dell’Antitrust dell’Ue che ha messo nel mirino i porti italiani, è stata programmata una serie di incontri che avranno il compito di dettare la linea da seguire per controbattere alla richiesta avanzata dalla Commissione dell’Unione europea. Tre i fronti aperti: quello giuridico, quello politico e quello dell’alleanza con Paesi che sono nelle stesse condizioni dell’Italia, ad esempio la Spagna.
Nella riunione di emergenza convocata ieri presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è deciso di rispondere all’Antitrust, aprendo il fronte giuridico. I professori Maurizio Maresca e Stefano Zunarelli, incaricati di scrivere la controffensiva legale, cominceranno a lavorare, insistendo sulla natura pubblica delle Authority portuali nostrane. La lettera di risposta potrebbe essere spedita dall’Italia a maggio inoltrato, comunque nel termine dei 30 giorni dall’arrivo della missiva della Commissione.

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Più che una richiesta, una «minaccia», quella di aprire una procedura di infrazione contro gli scali italiani, accusati di non aver mai pagato le tasse

Zeno D’Agostino, presidente Assoporti

Altra tappa di avvicinamento alla definizione della condotta unitaria da tenere si è svolta a Livorno, alla Fiera internazionale Med Ports 2018. Seduti al tavolo per fare il punto della situazione c’erano, tra gli altri, il presidente di Assoporti Zeno D’Agostino, il presidente dell’Autorità di sistema portuale Livorno-Piombino, Stefano Corsini e Pietro Spirito, numero uno dell’Autorità portuale del Mar Tirreno centrale.

Espo 2019: bocciato il porto di Napoli

Nell’ambito dell’assemblea è stato affrontato pure il tema dell’assegnazione della sede della Conferenza dei porti europei 2019 (Espo). Alla fine si è deciso proprio di farla svolgere a Livorno, bocciati invece i porti di Napoli e Genova.
Il piatto forte, anzi l’emergenza a cui cominciare a far fronte, era rappresentata però, dalla richiesta della Commissione europea, quella relativa al pagamento delle tasse. Da far versare alle Authority su concessioni e autorizzazioni. D’Agostino, come riporta Il Secolo XIX, ha scoccato una frecciatina diretta a Bruxelles affermando che «l’Europa dovrebbe essere un po’ più madre e un po’ meno matrigna». Ma il problema c’è ed è soprattutto un problema politico. Da portare fondamentalmente all’attenzione del nuovo Governo, che ha il compito, ha spiegato ancora il presidente di Assoporti, prima di tutto di rappresentare all’esecutivo «lo stato attuale delle cose».

Pietro Spirito: i porti non sono tutti uguali

Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Authority del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito, secondo il quale la Commissione non può fingere che i porti siano tutti in concorrenza tra loro e siano tutti uguali.

Il presidente dell'Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito
Il presidente dell’Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito

Inoltre, tiene a sottolineare ancora Spirito, se l’Europa ha regolamentato in maniera unica infrastrutture ferroviarie ed enti aeroportuali, la stessa cosa non può dirsi per gli scali marittimi. Perché vengono regolati diversamente a seconda del Paese. Il nodo della questione resta sempre quello di riuscire a dimostrare alla Ue che i porti italiani siano estensione dello Stato, piuttosto che imprese private.

Il porto di Barcellona

Ma questa è una partita che, scrivevamo, si gioca soprattutto a livello politico e per la quale si cerca di adottare la linea morbida. E nel frattempo si è a caccia di alleati. Primo tra tutti la Spagna. Il Paese iberico pure è stato avvisato dall’Antitrust dell’Ue, e come l’Italia, riguardo ai porti, ha una struttura centralizzata e pubblica. Il presidente di Assoporti D’Agostino, allora, nell’ambito di Espo, cercherà di comprendere se ci siano i fattori per imbastire proprio con la Spagna un percorso comune.

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