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Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

La «minaccia» dell’Antitrust dell’Ue che chiede alle Autorità portuali italiane il pagamento delle tasse, vede l’entrata in gioco di diciassette associazioni, che si riuniscono sotto il vessillo di un gruppo unico, quello della Federazione del Mare. Una posizione netta, quella presa dal suddetto sodalizio, che si dicono a disposizione del Governo che verrà per gli interventi da mettere in campo.

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La lettera indirizzata all’Antitrust dell’Ue porta la firma di 17 associazioni di categoria, che si oppongono alla minaccia proveniente da Bruxelles

Zeno D’Agostino, presidente Assoporti

Il cluster (termine che si traduce in italiano, con grappolo, agglomerato o gruppo) marittimo-portuale, attraverso una lettera indirizzata proprio all’Unione europea, ha comunicato quanto segue: «Far apparire le Autorità di sistema portuale come imprese impegnate in attività economiche è giuridicamente sbagliato rispetto alla normativa vigente e alle scelte chiaramente contenute e ancor recentemente ribadite nella legislazione nazionale. Si rischia quindi soltanto di alimentare inaccettabili tentativi di modificare il modello pubblicistico dei porti italiani. Considerare l’attività di riscossione delle Autorità di sistema portuale alla pari delle attività d’impresa di diritto privato, ha come conseguenza diretta quella di creare incertezze nel dato normativo vigente in danno degli operatori, mettendo quindi in pericolo i positivi risultati derivanti dalla recente riforma della portualità fortemente voluta e sostenuta dal ministro Delrio».

Graziano Delrio

La posizione del cluster marittimo-portuale

Le associazioni firmatarie del documento (Assoporti, Assologistica,  Assiterminal,  Assarmatori, Assocostieri, Ancip, Assogasliquidi, Antep, Angopi, Confetra, Confitarma, Federagenti, Federazione del Mare, Fise-Uniport, Fedepiloti, Fedespedi, Unione Piloti) prendono quindi una posizione netta nel  respingere al mittente le richieste che giungono da Bruxelles e «mettono a disposizione del Governo (a cui chiedono di intervenire, ndr) tutte le proprie competenze a tutela del bene pubblico».

Mario Mattioli, eletto di recente presidente della Federazione del Mare

Il problema politico e la scelta della linea morbida

Il problema risulta essere di natura politica, come è stato più volte evidenziato. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha già allo studio una «difesa»,  che però si baserà su principi prettamente di diritto. La questione, nel momento in cui il nuovo Governo dovesse finalmente essere varato, aspetta di essere esaminata nei dettagli.

In attesa del nuovo Governo

L’impressione, però,  è che si eviterà lo scontro e si cercherà una soluzione molto più morbida. La cosa difficile da far comprendere all’Ue è che le Authority italiane non vadano considerate imprese private, ma aziende pubbliche, dello Stato. E in quanto tali non sono soggette a tassazioni.

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