Militari della guardia di finanza al lavoro (foto di repertorio)

Tra i destinatari della misura (da 400mila euro) c’è anche lo zio del calciatore Ciro Immobile

Una sorta di legge del contrappasso, quella applicata dai militari della guardi di finanza. Imporre ai criminali lo stesso trattamento tributario riservato ai contribuenti onesti, per costringerli a pagare le tasse sui proventi illeciti dell’usura: rappresenta una vera e propria novità l’iniziativa dei militari della guardia di finanza di Torre Annunziata che, coordinati dal tenente colonnello Agostino Tortora, sono riusciti a quantificare, e anche a tassare, il denaro incassato da 17 pericolosi criminali residenti nel Napoletano. Soggetti già finiti nelle maglie della giustizia che, negli ultimi cinque anni, hanno accumulato un milione e mezzo di euro. A loro le fiamme gialle, dopo avere tirato le somme, hanno presentato un conto, salato, che complessivamente ammonta a ben 400mila euro (su un milione e mezzo di euro, accumulati illecitamente). Tra i destinatari delle «cartelle esattoriali», vale a dire la tassazione sui redditi illeciti, c’è anche il 76enne di Torre Annunziata, Francesco Immobile, condannato per usura quattro anni fa. Il 76enne, ex presidente del Savoia, è lo zio di Ciro, bomber della Lazio. Tutto nasce dalle indagini scattate dopo la gambizzazione di una delle vittime, tra le quali figurano imprenditori e commercianti sottoposti per anni a pesanti minacce, vessazioni incessanti e ad atti di violenza fisica, inflitti anche con l’uso delle armi. E tra i 17 futuri neo contribuenti ci sono personaggi con una caratura criminale di ampio respiro: una delle persone destinatarie delle inaspettate cartelle esattoriali è una stretta parente dei fratelli Alessandro e Pasquale Fiorente, due broker internazionali della droga coinvolti nell’inchiesta che vide indagata anche Federica Gagliardi, nota come la Dama Bianca, sorpresa con una valigia piena di droga all’aeroporto di Fiumicino nel 2014. Non solo. Altri due sono legati a doppio filo a Vincenzo Senese, figlio del boss Michele Senese, capo del potente gruppo camorristico contiguo ai Moccia. Camorristi che già dagli anni ’80 hanno fatto importanti investimenti a Roma e che si sparivano le attività illecite nella Capitale insieme con i Casamonica e gli Spada. Gente spietata – secondo gli inquirenti – capace di imporre interessi annuali, secondo quanto emerso dalle indagini dei finanzieri, che arrivavano addirittura al 275%. E quando i debiti non venivano onorati, loro si impossessavano di case, ville e negozi. In un caso, è emerso, l’usuraio ha messo la sua vittima inadempiente davanti a due opzioni: restituire il denaro ricevuto in prestito, oppure assumere la moglie, però senza che questa fosse costretta a lavorare. Da film dell’orrore invece una delle minacce rivolte da uno dei 17 soggetti a cui sono state notificate le cartelle esattoriali alla sua vittima, ormai finita sul lastrico: «Se non paghi ci prendiamo un souvenir dal tuo corpo», facendo chiaramente intendere di essere disposto a tagliarle un orecchio, un dito o qualcos’altro, qualora non avesse pagato. Tra i diciassette, infine, figurano anche imprenditori e professionisti riusciti a costituire una vera e propria «cassaforte» in Svizzera, nella quale venivano custodite le provviste di denaro destinate a finanziarie e alimentare il giro dei prestiti usurari. La tassazione dei proventi illeciti rappresenta uno degli strumenti di prevenzione e repressione dell’usura più efficaci, un fenomeno che adesso, anche a causa della crisi di liquidità determinata dalla pandemia da Covid-19, sta facendo registrare un importante incremento di casi.