Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

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A muovere i fili del giro corruttivo al porto di Napoli, secondo gli inquirenti, sarebbe stato soprattutto l’imprenditore Pasquale Ferrara, ma le risultanze investigative, hanno confermato anche il ruolo apicale di Pasquale Sgambati. I due sono finiti ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta principiata nel 2016 dal pm Henry John Woodcock, e nata per fare luce sulla presunta attività illecita perpetrata all’interno dello scalo partenopeo. Lunedì è scattata l’operazione che ha portato all’arresto, oltre che dei già citati Ferrara e Sgambati, anche di altri tre imprenditori e di un funzionario dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, Gianluca Esposito.

Una settima misura, l’interdizione dai pubblici uffici
per 12 mesi, è stata eseguita nei confronti dell’ex segretario generale dell’Authority, Emilio Squillante.

Gli indagati sono una ventina, le accuse, contestate a vario titolo, sono quelle di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione, turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture. Il sistema messo in atto aveva come obiettivo l’affidamento a imprese «amiche», degli appalti per i lavori da effettuarsi nell’ambito del «territorio» sotto la «giurisdizione» dell’Autorità portuale di Napoli.

L'ex segretario dell'Autorità portuale di Napoli, Emilio Squillante
L’ex segretario dell’Autorità portuale di Napoli, Emilio Squillante

Naturalmente tutto ciò poteva avvenire, grazie all’intervento di funzionari compiacenti dell’Adsp, che in cambio di tangenti, avrebbero favorito le società «amiche». Tra i vari episodi emersi nel corso dell’attività investigativa (coordinata dalle pm Ida Frongillo e Valerla Sico con l’aggiunto Vincenzo Piscitelli), c’è pure quello dei lavori di manutenzione straordinaria per il ripristino di alcuni tratti dell’impianto di pubblica illuminazione nel porto di Napoli. Stando all’impostazione accusatoria, è riportato nell’ordinanza a firma del gip Federica De Bellis, detti lavori «sarebbero stati oggetto di accordo corruttivo tra Umberto Rossi (rup del procedimento in esame), Emilio Squillante nella sua qualità di segretario generale dell’Autorità portuale e l’imprenditore Pasquale Sgambati, la cui impresa, Otto srl, si aggiudicava i lavori il 20 maggio del 2016».

Ma in che modo, Sgambati, sarebbe riuscito
ad aggiudicarsi la gara?

Sottolineano i magistrati, che dalle indagini effettuate, sono emersi elementi concreti «di dazioni di denaro» da parte di Sgambati a Rossi. Particolarmente significativa, a tal proposito, è una conversazione (intercettata in ambientale) avvenuta il 4 settembre del 2016 tra Pasquale Sgambati e Pasquale Ferrara. Il primo spiega al suo interlocutore, di aver prima promesso (perché in un periodo in cui era a corto di contanti) e poi dato, a Umberto (identificato poi, in Umberto Rossi), 5.000 euro.

Il destinatario della «tangente», a quanto dice Sgambati, è rimasto particolarmente contento della dazione e soprattutto, si evince dalle parole dell’imprenditore, riconoscente.
Pasquale Sgambati: «Io gli ho dato cinquemila euro a quello, e mi sta ancora baciando i piedi».
Pasquale Ferrara: «Bravo, non è da lui, non è da lui».
Pasquale Sgambati:«Io tenevo tremila euro per la passata (per un precedente appalto), e tremila euro per questa qua. Gli ho detto: sto un po’ stretto (a corto di contanti), facciamo tutto un conto quando arriva (verosimilmente il pagamento dei lavori). Quando gli ho portato (i soldi) è stato a baciarmi i piedi per una settimana».
Pasquale Ferrara: «Ma non lo dire proprio, ma io che ti ho detto?»
Pasquale Sgambati: «Baciare i piedi».

Il presidente Pietro Spirito e il ministro Graziano Delrio (dal sito Autorità portuale di Napoli)

Poi la conversazione si sposta su tale Gianluca (che secondo gli inquirenti è Gianluca Esposito, funzionario dell’Ufficio Manutenzioni area tecnica dell’Authority di Napoli, nominato rup in molte gare di appalto bandite dall’Adsp). Esposito figura tra le sei persone arrestate lunedì scorso. «Con Gianluca? Ma chi? Ce ne vogliono duecento. Io ti sto dicendo: invece, scusa, ho preso il lavoro», afferma Sgambati. E’ evidente, è annotato nell’ordinanza, dal contenuto della conversazione, che «Sgambati abbia ceduto una somma di cinquemila euro per un lavoro (“Invece, scusa, ho preso il lavoro”) e che a differenza di Gianluca (verosimilmente Gianluca Esposito) per il quale sarebbe stata necessaria una cifra molto più elevata, chi aveva ricevuto la tangente, ancora gli stava baciando i piedi».

Il pm Henry John Woodcock

Giusto per renderci conto dell’importo dei lavori affidati alla Otto srl, quelli per la manutenzione straordinaria dell’impianto di pubblica illuminazione del porto di Napoli e dell’impianto elettrico di illuminazione della sede dell’Autorità portuale di Napoli, a scadenza annuale, ammontano a 310.459,9 euro; mentre quelli di manutenzione straordinaria per il ripristino di alcuni tratti dell’impianto di illuminazione nel porto di Napoli, si attestano sui 20.554,92 euro.

In entrambi i casi il rup, è Umberto Rossi.

Da sottolineare pure il fatto, che relativamente alla seconda tranche di opere, «dalla delibera numero 155/2016 – è sottolineato nell’ordinanza a firma del gip De Bellis – si rileva inoltre, che il segretario generale Emilio Squillante, in modo assolutamente anomalo “verbalmente autorizzava di dare mandato alla ditta Otto srl, disponibile al momento, dell’affidamento dei lavori necessari”».