Il porto di Napoli e il lavori di restyling in Via Marina, nei riquadri Carmine Montescuro e Maria Licciardi

Gli affari al porto e la richiesta estorsiva a Pasquale Ferrara, finito agli arresti (a maggio scorso) per un giro di mazzette

di Giancarlo Tommasone

Nell’ambito dell’inchiesta «Piccola Svizzera», abbiamo sottolineato come emerga più volte il ruolo di Carmine Montescuro, detto zì Menuzzo, che interviene nella gestione degli affari illeciti al porto di Napoli. L’ottantacinquenne, coinvolto nell’operazione che lo scorso 24 ottobre ha portato a oltre 20 arresti, è stato scarcerato venerdì primo novembre per motivi di salute. Nell’ordinanza a firma del gip Alessandra Ferrigno si evince che l’imprenditore Pasquale Ferrara «in prossimità dell’avvio di un grosso appalto “fuori alla Marina”, ed evidentemente ben consapevole del fatto che avrebbe “dovuto” subire richieste estorsive per quel proficuo appalto, si (fosse) rivolto a tale Pippone, guardiano del cimitero (identificato per l’indagato Carlo Pisani, figlio di Giuseppe pure detto Pippone), chiedendogli di fissare un incontro con Carmine Montescuro ’o munuzz’».

Il metodo / Camorra di Sant’Erasmo,
il pizzo pagato all’estorsore tramite bonifico

E  facendo «ben capire a Pippone che non voleva incontrare alcun altro esponente della criminalità, né i Caldarelli, né Salvatore Maggio (poi passato a collaborare con la giustizia, ndr)». Pasquale Ferrara, va detto,  lo scorso maggio è stato coinvolto nell’inchiesta che ha acceso i fari sui rapporti tra imprenditori, funzionari ed ex funzionari dell’Autorità portuale partenopea, per pilotare gare di appalto e favorire ditte «amiche», in cambio della corresponsione di tangenti. E’ chiaro però, che nel procedimento in oggetto, Ferrara è parte lesa.

I conti che non tornano / Inchiesta sul porto,
il patrimonio «occulto» dell’imprenditore nullatenente

«Dal contenuto delle conversazioni ambientali è evidente la strategia adottata in danno di altri imprenditori (titolari di due distinte società) e di Pasquale Ferrara, nei confronti dei quali Montescuro – argomentano gli inquirenti – era deciso a realizzare una richiesta estorsiva pari a 200mila euro per i lavori di riqualificazione di Via Marina che si erano aggiudicati, e tentava i tutti i modi di avere un contatto con loro, soprattutto con Pasquale Ferrara». Si tratta, si badi bene, di appalti per decine di milioni di euro. Da uno degli imprenditori (destinatari del pizzo complessivo di 200mila euro) Montescuro pretende la somma di 100mila euro. E questi confida la cosa a Ferrara, nel corso di una conversazione captata (in ambientale) dalle forze dell’ordine a fine settembre del 2016. L’imprenditore comunica a Ferrara «la sua ferma intenzione di non cedere alla richiesta estorsiva, atteso che egli aveva già pagato, in passato, alla criminalità di Secondigliano». Sempre a quelli di Secondigliano, annotano gli inquirenti, l’imprenditore da taglieggiare (il cui fratello, da quanto si evince dalle intercettazioni, avrebbe conosciuto Maria Licciardi) aveva chiesto d’intervenire nella vicenda «per opporsi alla pretesa del gruppo di Montescuro».

Porto, la camorra gestiva pure
l’affissione dei manifesti pubblicitari

Dalla intercettazione (a bordo dell’auto di Ferrara) emerge che nella questione in oggetto aveva avuto un ruolo principale anche Maria Licciardi. La donna, considerata dagli inquirenti al vertice dell’omonimo sodalizio criminale, «aveva incontrato personalmente Carmine Montescuro alias ’o Munuzzo, il quale, appreso il legame tra i due (imprenditore e Maria Licciardi), rimodulava la richiesta estorsiva solo nei confronti dei precedenti aggiudicatari dell’appalto, ossia degli altri due fratelli imprenditori e di Pasquale Ferrara».

Montescuro all’imprenditore: avete fatto
scomodare la signora Maria (Licciardi)

«Ma voi poi, avete fatto scomodare la signora Maria (Licciardi, ndr), ma io non lo sapevo. Comunque voi mi dovete scusare, mi dovete scusare… non dovete dare niente più (vale a dire non dovete versare più alcuna tangente)», avrebbe detto Carmine Montescuro all’imprenditore da taglieggiare. E quest’ultimo aveva riportato la conversazione avuta col boss, a Ferrara. Pasquale Ferrara, inoltre, si evince da conversazioni intercettate tra sodali di Montescuro, pressato dalle richieste del clan, avrebbe minacciato di rivolgersi alle forze dell’ordine per far arrestare gli estorsori.