A dare il via le dichiarazioni di due pentiti del clan Contini.

Tutto è nato delle dichiarazioni di Umberto Schettino e Marco Polino, ex appartenenti al clan camorristico dei Contini, oggi collaboratori di giustizia. Secondo quanto riferisce un articolo di ‘Repubblica’, a firma del collega Dario del Porto, sono state le loro rivelazioni a dare il via all’indagine, condotta dalle pm del pool anticamorra Ida Teresi e Alessandra Converso, che accende i riflettori sulla sessione svoltasi a dicembre 2017 per superare l’esame di abilitazione alla professione di avvocato.

Secondo una prima ricostruzione, il padre di un candidato avrebbe versato 4mila euro per ottenere, durante la prova, il materiale che avrebbe consentito al figlio di realizzare il tema in modo da essere promosso agli orali. Ma qualcosa va storto e il genitore chiede la restituzione del denaro. Circostanze, queste, da verificare. Agli atti, oltre alle dichiarazioni dei due collaboratori, anche alcune intercettazioni.

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Nei giorni scorsi, la perquisizione, da parte dei carabinieri, degli archivi del vecchio palazzo di Giustizia di Castel Capuano, per poter acquisire gli elaborati relativi alla sessione in questione. Quell’anno agli orali fu ammesso poco meno del 33% dei partecipanti alla prova. E la correzione degli scritti dei candidati napoletani venne affidata alla Corte di Appello di Milano.

Perquisizioni anche all’indirizzo di due dei cinque indagati, dipendenti del ministero della Giustizia, uno con mansioni di autista e l’altro all’epoca dei fatti addetto all’ufficio esami. Coinvolti nelle indagini anche il presunto intermediario, il candidato e il padre dell’aspirante avvocato.