(Nella foto il pentito Salvatore Tamburrino)

Il super pentito Salvatore Tamburrino svela le relazioni extraconiugali dei capi: “Anche loro prendevano la mesata”

di Luigi Nicolosi

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Droga, milioni e donne. Anche il clan Di Lauro ha avuto negli anni i suoi punti deboli e uno di questi è stato proprio una certa, spiccata propensione per il gentil sesso. Un’”attitudine” che la cosca di cupa dell’Arco avrebbe pagato a caro prezzo: a un punto tale che, forse anche per evitare grane, le amanti di alcune delle figure al vertice dell’organizzazione erano state inserite a “busta paga” come un affiliato qualsiasi. 

A rivelare la singolare circostanza è, neanche a dirlo, Salvatore Tamburrino, ex uomo di punta del clan di Lauro e oggi collaboratore di giustizia di primissimo piano. È proprio il neo pentito, nell’interrogatorio al quale è stato sottoposto dagli inquirenti della Dda l’11 novembre scorso, a svelare il retroscena: “Bisogna pagare l’amante di omissis, di omissis, e anche l’amante di omissis. Mensilmente dalle piazze di spaccio entravano bei soldi e una volta pagati tutti quelli che ho detto, restavano 200mila o 250mila euro che si mettevano da parte. Io, Benedetto Russo, Giuseppe Prezioso e Ricco gestivamo la cassa e tenevamo i libri mastri, che ci venivamo portati tutte le mattine e che custodivamo nella salumeria”.

Sul punto, Tamburrino non ha dunque per il momento fornito ulteriori delucidazioni. Le tre donne tirate in ballo non risultato del resto iscritte nel registro degli indagati in nessuna delle recenti inchieste che hanno colpito il clan Di Lauro. Il cerchio potrebbe però presto stringersi anche per loro: difficile, infatti, che non fossero al corrente della provenienza illecita del denaro che ogni mese la cosca gli girava. Tutt’altro che trascurabile, inoltre, la suggestione innescata dal fatto che un clan “vecchio stile”, ancora oggi ancorato ai valori tradizionali della famiglia, non disdegnasse di gettarsi a capofitto in scivolose relazioni extraconiugali.