di Giancarlo Tommasone

Per molti è la «tratta del terrore», è quella che collega la periferia nord di Napoli col centro della città partenopea, arrivando fino a Piazza Garibaldi. «Trovarsi in certe zone del capoluogo napoletano, la sera, non è proprio semplice e non ci fai mai l’abitudine», racconta a Stylo24, Valeria, 42 anni, impiegata presso una ditta che distribuisce materiale medicale, e che ogni giorno deve raggiungere il posto di lavoro a Piscinola, dalla zona del Museo, dove vive insieme alla madre anziana e a due figlie adolescenti.

ad

La testimonianza
di una pendolare
della Linea 1 della Metro

«Può sembrare il classico luogo comune, ma non lo è. Finisco di lavorare non prima delle 20.30 e ho davvero paura di entrare in stazione e prendere la metropolitana. Ho rischiato più volte di essere rapinata, mi hanno rubato due cellulari, in altre occasioni, e di mattina, ho dovuto cedere un ‘obolo’ di un paio d’euro per stare tranquilla, e da quando ho sentito quello che è accaduto al povero tabaccaio, sono terrorizzata».

E’ facile, dice la donna, assistere a risse,
a furti, a scippi, che si consumano nei pressi
o all’interno delle stazioni, a Piscinola,
a Chiaiano, come al Frullone

«Non voglio generalizzare, lo ripeto, però prendo quel treno da dieci anni, e tutte le sere, ringrazio il Signore di essere tornata a casa senza che mi sia capitato qualcosa di brutto. Bisogna fare i conti anche con la presenza di tossicodipendenti, che non sai mai come reagiscono. A ottobre scorso sono rimasta nella stazione, insieme a una collega, in attesa che arrivasse il treno. Si sono avvicinate due persone con la chiara intenzione di rapinarci, fortuna ha voluto che si è trovato a passare un uomo che ha evitato che ci venisse fatto del male». Eppure può capitare, anzi è capitato che, in una stazione della periferia nord, si arrivi pure alle estreme conseguenze. L’ultimo episodio in ordine di tempo, è quello dell’aggressione che ha portato alla morte il tabaccaio Ulderico Esposito, 52 anni. L’uomo è deceduto ieri, dopo un mese di ricovero in ospedale, dove era stato portato in seguito ai colpi ricevuti da un 36enne, un nigeriano richiedente asilo su territorio nazionale. L’aggressione registrata lo scorso 9 giugno, è avvenuta all’interno della stazione di Chiaiano, dove Ulderico gestiva una tabaccheria. Il 52enne si è spento al Cardarelli.

Ulderico Esposito è morto ieri
dopo quasi un mese di ricovero

Una sorta di «landa dimenticata» dell’area nord, quella attraversata dalla Linea 1, un territorio dove la sera cala il coprifuoco; una porzione della città frequentata solo da chi ha necessità di tornare a casa dopo il lavoro, come Valeria.

La sicurezza latita nelle stazioni della Metro

Ma accanto all’universo dei pendolari c’è quello di persone sotto effetto di stupefacenti, ubriache, malviventi, che spesso puntano le vittime predestinate per portare via pochi euro.

L’episodio di Ulderico ha fatto tornare alla memoria, anche se con le dovute differenze e proporzioni del caso, quanto successo al metronotte Francesco Della Corte, aggredito dai componenti di una baby-gang, la notte del 3 marzo del 2018. Il lavoratore fu colpito ripetutamente con i piedi di un tavolo, oggetto contundente che la banda (composta da due 17enni e un 15enne) prese letteralmente dalla spazzatura. Della Corte morì due settimane dopo la barbara aggressione, aveva 51 anni.

L’omicidio di Francesco Della Corte

A gennaio scorso, i tre sono stati condannati a 16 anni e sei mesi di reclusione, a testa. Nel frattempo ci si interroga sul recupero della periferia che qualcuno ha definito «malata». «Non basta fornire collegamenti, se non si attuano i controlli necessari, se poi non si fa niente per l’incolumità dei pendolari, e di quanti lavorano nelle stazioni. Capita spesso che nei vagoni salgano persone ferite; qualche giorno fa, un ragazzo di colore, sanguinava dalla testa, lo abbiamo invitato a sedere, ma era evidentemente alterato, ma non ha voluto aiuto e lo abbiamo lasciato stare. E’ sceso dopo una sola fermata», racconta ancora Valeria, che da ieri, ha ancora più paura di prendere la Metro, la Linea 1. «Vorrà dire che pregherò più forte, e mi ‘aggrapperò’ al rosario. Devo prenderla per forza, io la uso per andarci al lavoro e per tornare a casa. Devo dare da mangiare alla mia famiglia. Non posso fare altrimenti».

Riproduzione Riservata