Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

La proroga delle indagini avviate nel 2019 ha riguardato anche il governatore, accusa di omissioni in atti di ufficio

di Giancarlo Tommasone

Tempo, spazio, massa e profondità: i quattro fattori con cui si potrebbe riassumere la questione atavica dei rifiuti in Campania. Il tempo: quello preventivato (e mai rispettato) per la rimozione delle ecoballe nella nostra regione. Lo spazio: quello della zona che si estende tra le province di Napoli e Caserta e tristemente nota come Terra dei fuochi. La massa: cinque milioni e mezzo di tonnellate di immondizia stoccata nei «campi di raccolta» della Campania Felix, come l’avevano ribattezzata gli antichi. La profondità: delle radici dell’immobilismo e della errata gestione, che condannano i cittadini di una larga fetta del nostro territorio a respirare aria malata, aria che spesso arriva a uccidere, oltre che attossicare chi la inala.

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E nell’era in cui la mascherina è diventata un elemento indispensabile per contrastare il virus, molti si dannano di non averla indossata in passato, contro le esalazioni del pattume. Ma, a proposito di tempo, arriviamo ai giorni nostri, alle scorse ore. Alle novità relative all’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli due anni fa. La proroga delle indagini (effettuate dai carabinieri) per fare luce sulla gestione delle ecoballe e sulla raccolta differenziata, ha riguardato anche il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

Tra gli indagati c’è
anche Fulvio Bonavitacola

Gli indagati sono in totale 26; De Luca, insieme al vicepresidente della Giunta di Palazzo Santa Lucia e assessore all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola, all’ex assessore comunale ed ex vertice di Asìa, Raffaele Del Giudice, all’ex numero uno di Sapna, Andrea Abbate, rispondono di omissioni in atti di ufficio. Secondo quanto hanno ricostruito finora gli inquirenti, non sarebbero stati attuati, da parte della Regione, i poteri commissariali nei confronti degli enti comunali, per quel che riguarda la realizzazione di impianti di compostaggio, e la raccolta differenziata. C’è poi il filone delle ecoballe, quelle che sarebbero dovute andare via da anni, ma che invece sono ancora lì ad ammorbare cielo, terra e acqua.

La vicenda nasce nel 2015

La vicenda è assai complessa e lunga, e riguarda da vicino la prima Amministrazione De Luca. Il governatore, uomo di polso, e conosciuto per promettere la risoluzione rapida di tutti i problemi, comincia ad occuparsi delle piramidi di immondizia nel 2015. Sei anni fa, infatti, l’allora premier dem, Matteo Renzi, stanzia 450 milioni di euro per far traslocare le ecoballe. Tre annualità da 150 milioni l’una, che secondo quanto prevede, preventiva, e promette Palazzo Santa Lucia, sarebbero «sparite» completamente dal territorio campano, entro il 31 dicembre del 2019. Prima della fatidica data annunciata urbi et orbi, l’obiettivo della Regione è quello di cominciare a rimuovere 800mila tonnellate di immondizia stoccata. Entro quando? Il 30 giugno del 2017.

L’interrogazione
consiliare di Gianpiero Zinzi

Siamo nel 2021, e secondo quanto denuncia il capogruppo regionale della Lega, Gianpiero Zinzi, attualmente sarebbero state «smaltite» in totale, appena 726mila tonnellate di ecoballe (addirittura 74mila in meno rispetto alle 800mila da sbaraccare entro il giugno di quattro anni fa). Nel frattempo, però, i 450 milioni di euro stanziati alla Regione dal Governo, per la rimozione delle ecoballe, sono stati tutti impegnati, e il progetto di ripulire la Campania è naufragato, come una zattera tenuta insieme dai lacci delle vuote promesse e delle frasi ad effetto. Sì, perché, in tutto questo ci sono da annotare le solite dichiarazioni di De Luca, l’uomo – lo ribadiamo – conosciuto per risolvere ogni tipo di problema. Si parte nel 2015, appunto, e il governatore esce allo scoperto: «Eliminare in 2 o 3 anni tutte le ecoballe». A dicembre dello stesso anno, poi, afferma che nel giro di due mesi e mezzo, la Regione sarà operativa «per risolvere il problema». Passa il tempo, e si arriva a marzo del 2020, quando De Luca annuncia: «Tra un anno e mezzo avremo ripulito la Campania dalle ecoballe».

Il bluff delle ecoballe

Poi un anno dopo – aprile 2021 – rincara la dose e dice soddisfatto che si è riusciti a trasferire in via definitiva il primo milione di tonnellate di ecoballe. Vero? Assolutamente no, stando ai numeri denunciati da Zinzi attraverso l’interrogazione consiliare. Una questione anche di tempo e di lotta contro il tempo – scrivevamo – quella delle piramidi di pattume di cui sbarazzarsi, e il tempo su questo versante, è scaduto da anni, tanto che in molti si insinua il triste pensiero (assai fondato, per la verità) che il danno è irreversibile, e che adesso continuare a combattere sia quasi inutile.

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