Riccardo Guarino

L’intervista.

Napoli deve ripartire e l’unico modo per farlo è attraverso cardini della democrazia quali il diritto al lavoro, infrastrutture degne di questo nome e la sicurezza per tutti i cittadini, a dispetto dal quartiere in cui vivano. Di questo e altro Riccardo Guarino, candidato alle suppletive del Senato a Napoli con ‘Rinascimento Partenopeo’, ha parlato a Stylo24. Con l’avvocato civilista, esperto di diritto bancario e tutela del consumatore, vero outsider della sfida al Senato.

Qual è la sua ricetta per la riqualificazione delle periferie a Napoli?

“Il primo punto, quello più importante, è senza dubbio lavoro, perché attraverso quello si restituisce dignità alle persone. Nel mio programma elettorale c’è una misura che abbiamo chiamato ‘reddito di formazione’, che contrasta con il reddito di cittadinanza e la sua logica assistenzialista. Va data possibilità a chi non ha reddito di averlo, ma attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro. Questo creerebbe un doppio vantaggio, in quanto consentirebbe ai disoccupati e agli inoccupati di essere inseriti con un periodo di formazione retribuito direttamente dalle aziende, favorendo anche le piccole partite Iva. Ovviamente la misura è sinergica al fatto che per Napoli, a cominciare proprio dalle periferie, riteniamo sia necessario un piano strategico per far ripartire le infrastrutture e i mezzi di trasporto. La scarsa attenzione alla gestione di Anm ha portato a una grave perdita di bilancio e questo si ripercuote sui cittadini. E poi la sicurezza. Ci sono molte zone di Napoli in cui si vive in una grave situazione di vera e propria paura di fronte al ripetersi di episodi di criminalità. L’obiettivo è garantire una maggiore presenza delle Istituzioni in tutta la città”.

Qual è, quindi, il suo impegno per Napoli?

“In senso generale, il mio impegno è quello di portare una voce libera e autonoma in Senato, perché noi siamo gli unici a poter eleggere un senatore direttamente voluto dai cittadini, con una raccolta firme e non attraverso l’imposizione dei partiti, perché la legge elettorale attuale prevede che i senatori e i deputati siano scelti dai partiti nelle stanze dei bottoni, venendo indicati in alcuni casi nomi che molto spesso neanche conoscono i collegi in cui vengono eletti. Il nostro è un vero e proprio esperimento di democrazia diretta. Che speriamo di poter replicare e suggerire anche altrove”.

Qual è il suo giudizio sul Comune e la Regione e le rispettive Amministrazioni?

“Il giudizio sul Comune è nei fatti e nei conti, bocciati dalla Corte costituzionale. Parliamo di un passivo triplicato dall’inizio dell’amministrazione de Magistris. Dal punto di vista della gestione della Cosa pubblica, della pulizia delle strade, dell’assenza di sicurezza e di tutti quei servizi essenziali il fallimento è evidente. E non mi spiego come mai non ci sia ancora stata una presa d’atto del sindaco. Per quanto riguarda la Regione, De Luca sta provando, in questa fase finale del suo mandato, a riequilibrare alcune carenze della prima parte. Ma io penso che non si possa arrivare alla fine per dare segnali di buona politica. Il limite della politica locale sta proprio nel fatto che si perde più tempo a litigare, invece di risolvere i problemi della cittadinanza. Come dimostra, un esempio su tutti, la gestione del Collana. Con i fondi delle Universiadi che si sono trasformati in una occasione persa”.

Che futuro ha il governo nazionale?

“Io penso che un governo che tira a campare, litigando tutti i giorni, non serve a nessuno. Dubito che ci possa essere una crisi, ma è palese quanto non si riesca a mettere in moto una politica di rilancio nel momento critico che stiamo vivendo. Si pensa a discutere solo su provvedimenti che non cambieranno le sorti dell’Italia. Da due mesi non si fa altro che parlare della riforma della Prescrizione, quando il tempo andrebbe utilizzato per fare una riforma organica della giustizia. Tutta questa situazione non solo non invoglia investitori stranieri a venire in Italia, ma, al contrario, spingerà quelli nel nostro Paese a esportare all’estero i loro capitali”.