martedì, Gennaio 18, 2022
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«Arrivò con venti motorini, poi spaccò la testa a “Ginetto”. Marano era diventata roba sua»

Il neo pentito Giacomo Di Pierno accusa il ras degli Amato-Pagano, Mariano Riccio, e ricostruisce lo scontro con il capozona Antonio Nuvoletto

di Luigi Nicolosi

Un’incursione in paranza, con caratteristiche del tutto simili a quelle di un’azione militare, per mettere le cose in chiaro con il rivale clan Polverino: da quel momento gli affari criminali nella città di Marano erano anche roba sua. Parola dell’ex narcos Giacomo Di Pierno, recentemente passato dalla parte dello Stato, che senza esitazione ha ricostruito il ruolo verticistico del boss Antonio Nuvoletto e la sua rivalità con l’emergente ras Mariano Riccio, uomo di punta del clan Amato-Pagano e genero del capoclan “Cesarino” Pagano. Proprio il giovane scissionista, stando a quanto dichiarato dal pentito, avrebbe lanciato il guanto della sfida mettendo all’angolo l’allora capozona.

Sul punto, Di Pierno ha fornito una lunga e circostanziata ricostruzione nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 12 ottobre del 2018. Una deposizione i cui contenuti sono rimasti secretati fino a pochi giorni fa, quando i carabinieri hanno eseguito ben sedici arresti tra le fila del nuovo “sistema” Polverino: «In riferimento ad Antonio Nuvoletto – ha messo a verbale l’ex narcos – voglio precisare che all’inizio della sua reggenza a Marano ci fu l’invasione criminale di Mariano Riccio, che infatti venne a Marano con una ventina di motorino, tutti armati, per delineare il territorio». Insomma, un vero e proprio atto di guerra al quale fecero poi seguito anche dei gravi fatti di sangue.

Nel ricostruire fatti e volti di quella drammatica stagione – la mini-faida esplose a cavallo tra il 2012 e il 2013 – il collaboratore di giustizia ha infatti ricordato una serie di inquietanti episodi. Con la consueta e doverosa premessa che tutti i soggetti tirati in ballo vanno ritenuti innocenti almeno fino a prova contraria, ecco quanto rivelato dal neo pentito: «In quel periodo – ha rivelato agli inquirenti della Dda – ci furono anche delle aggressioni, per esempio ricordo quella al figlio di “Ciccio pertuso”, alias “Ginetto”, al quale Mariano Riccio spaccò la testa a Marano. Quell’atto di forza era ovviamente emblematico. Non so che accordo trovarono poi Mariano Riccio e Antonio Nuvoletto, quest’ultimo tuttavia rimase a gestire, come vi ho già detto, il clan maranese e i traffici di droga».

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