di Giancarlo Tommasone

A Napoli, sulle bancarelle dei numerosi mercatini del centro storico, laddove fanno mostra di sé libri vecchi, oggetti impolverati e chincaglieria di ogni genere, può pure capitare che accanto a una foto di Papa Giovanni XXIII, una copia attempata di Tex e una medaglia celebrativa di Palmiro Togliatti, ci si imbatta nel santino di Pasquale Barra. Non certo uno stinco di santo, tutt’altro. Il defunto «apostolo» di Raffaele Cutolo, meglio conosciuto come «’o animale» o «il boia delle carceri» è ritenuto esecutore materiale di una sessantina di omicidi (tra i più efferati quello di Francis Turatello), consumati per la quasi totalità nei penitenziari in cui era recluso. L’immagine del «santista» Barra catalizza subito la mia attenzione.

Quasi frastornato, cerco di mettere a fuoco quanto sto vedendo, poi mi avvicino e mi accorgo che in realtà si tratta di un adesivo; di quelli che una volta si attaccavano sulla superficie interna del parabrezza delle auto, dal lato del conducente, in basso a sinistra. Simile in tutto e per tutto a quelli che ritraggono Gesù e hanno intorno la scritta: Volto Santo Proteggimi. Effettivamente, una volta che stringo tra le mani il «reperto» noto che l’invocazione rivolta al «santista» di Cutolo (il «professore» di Ottaviano era indicato dai suoi apostoli anche col termine sacrilego di «Vangelo») è alquanto simile alla preghiera indirizzata al Cristo. Ancora incredulo per quanto mi stia capitando, chiedo al padrone della bancarella, quanto costi l’adesivo che tengo ormai saldo nella mano sinistra; mi dice che fanno 50 centesimi.

Il killer cutoliano Pasquale Barra
Il killer cutoliano Pasquale Barra

Pago e sto per andare, ma ho bisogno di capire. Domando all’uomo sulla cinquantina che cosa ci faccia un santino di Pasquale Barra sulla sua bancarella, se ne abbia altri e se sa a chi sia venuto in mente di realizzare un adesivo del genere. Chiede di rivedere la figurina che ho appena comprato, scuote la testa e risponde che nemmeno conosce chi ci sia ritratto, che l’aveva scambiato per una vera immagine sacra.

Il boss della Nco Raffaele Cutolo

Conviene con me, però, che sia un adesivo che è stato prodotto in serie, quindi è sicuro che ne esistano altri pezzi. Gli domando poi da dove abbia preso quella figurina. Mi spiega che proviene da uno degli scatoloni pieni di vecchi libri e di ciarpame ricavati dalla pulizia di una cantinola, effettuata pochi giorni prima. «Scatole vecchie, piene di polvere, buttate lì a marcire da una ventina d’anni», tiene a precisare. Il passato da cui emerge una figurina, icona sacro-criminale di uno dei personaggi più sanguinari e inquietanti della storia della camorra.

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