La cronaca dell'arresto di una religiosa comparsa su un quotidiano nel 1983

di Giancarlo Tommasone

Il blitz scattò una notte di giugno del 1983. Era il 17 del mese. Gli arresti scompaginarono l’esercito della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo; circa settecento le misure cautelari a cui si diede esecuzione. Tra i destinatari c’era anche una suora, madre Aldina Murelli, di Portici. Viveva in un convento di clausura ad Ercolano, ed era ritenuta la «postina» stipendiata della Nco. Secondo l’accusa smistava i messaggi del padrino ai santisti. Dopo l’arresto si fece fotografare col Vangelo stretto nella mano sinistra, anche se, dicono le cronache di allora, accanto al Cristo, la religiosa aveva cominciato a venerare anche il professore di Ottaviano, il Vangelo sbagliato.

Il boss della Nco, Raffaele Cutolo
Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

Per il pentito Giovanni Pandico, la monaca riteneva don Raffaele il Messia in terra. Quella notte, alla guida degli uomini della II Sezione della Mobile di Napoli c’era Giuseppe Fiore (ex capo della Mobile ed ex questore), fu lui a bussare al convento ed è lui a raccontare a Stylo24, come «stanò» suor Aldina. «Avevamo ricevuto ordine di arrestare la religiosa, che viveva in un convento di clausura ad Ercolano – racconta Fiore –. Giunti sul posto, per farci aprire, pensai di usare un espediente. Bussai al portone di ingresso, mi presentai come funzionario di polizia e dissi che nell’edificio era stata segnalata la presenza di una bomba. Pochi secondi dopo io e i miei uomini fummo dentro».

L’ex questore Giuseppe Fiore

Ma il secondo ostacolo è rappresentato dal fatto che di suor Aldina conoscevano soltanto nome, cognome e accuse a suo carico, non avevano una foto. «Mi si parò di fronte la madre superiora e le chiesi di radunare tutte le religiose, facendo una sorta di appello. Quando la fila fu composta e fu indicata suor Aldina, riuscimmo ad individuarla. Con la scusa che dovevamo cercare la bomba in ogni cella, un agente si fece accompagnare dalla  suora nel suo alloggio, nel frattempo, presa da parte la superiora cominciai a spiegarle che dovevamo arrestare la consorella».
Ma il bello della storia deve ancora venire. «L’agente cominciò a rovistare nella cella della religiosa e allora lei si rese conto che eravamo venuti per lei. Cominciò ad agitarsi e, una volta usciti dall’alloggio, mentre si trovavano su una tesa di scale per scendere verso la sala sottostante, la suora pensò bene di mordere l’agente all’altezza del fianco, strappandogli un pezzo della maglietta con i denti», racconta ancora Fiore. Si riuscì a calmare la donna, ma l’ultimo atto della tragicommedia si registrò a bordo della volante. «In auto eravamo in cinque. Quattro più suor Aldina. Quest’ultima ci apostrofò come gente di notte (voleva intendere pericolosi e senza alcuna morale) ed aveva paura che potessimo abusare di lei. La rassicurai e la portai in Questura, dove si diede avvio all’iter per il trasferimento in carcere», conclude Giuseppe Fiore.