Uno degli ultimi scatti felici della famiglia Capasso con il carabiniere Luigi, la moglie Antonietta e le due bambine

di Giancarlo Tommasone

Cosa scatti nella mente di un tutore dell’ordine, la cui ‘missione’ è quella di difendere gli altri, per portarlo a premere il grilletto di una pistola contro i suoi cari, è qualcosa di difficilmente comprensibile. Eppure quello del carabiniere Luigi Capasso (44enne originario di Secondigliano), almeno nelle cause che l’hanno innescato, non rappresenta un caso isolato. Secondo quanto è stato ricostruito finora, l’appuntato in servizio a Velletri, ha raggiunto la moglie, Antonia Gargiulo, che abita a Cisterna di Latina (sempre nel Lazio).

La moglie del carabiniere assassino, Antonietta Gargiulo e le due figlie di 14 e 8 anni

L’ha intercettata all’esterno dell’abitazione in cui viveva insieme alle due figlie; le ha sparato ferendola gravemente, dopodiché le ha preso le chiavi di casa ed è entrato nell’appartamento. Ha fatto fuoco ancora, questa volta mettendo fine all’esistenza delle sue figlie di 8 e 14 anni. Poi si è barricato in casa, e nonostante l’intervento dei militari che hanno provato a farlo desistere dal compiere un altro gesto insano, ha rivolto la pistola contro se stesso e si è ucciso. Alla base dello stato che lo avrebbe portato a compiere tale azione, la separazione in atto dalla consorte. Una storia di cui non avrebbe saputo accettare la fine.

I sopralluoghi dei carabinieri nella casa della tragedia

Un caso di una potenza tragica immane, quello di Capasso, ma nel corso degli ultimi mesi si sono registrati altri episodi che hanno avuto come protagonisti rappresentanti delle forze dell’ordine che si sono tolti la vita. Un mese fa, era il 30 gennaio, un maresciallo dell’Arma di 45 anni, residente a Portico di Caserta, si è ucciso mentre si trovava all’interno della Torre A del Tribunale di Napoli, nella zona adibita ad eliporto. Un colpo di pistola alla testa, inutile la corsa in ospedale. Anche il maresciallo – che ha lasciato un figlio di appena un anno – stava affrontando la fase della separazione dalla moglie.

Il Palazzo di giustizia di Napoli

Lo stato depressivo, naturalmente, è in cima alle cause che portano a compiere atti del genere. A giugno del 2016 un agente in servizio presso il commissario di Giugliano, mentre si trovava proprio presso il posto di polizia in cui lavorava, ha estratto l’arma d’ordinanza e si è ucciso. Anche per l’uomo, sono stati inutili i soccorsi. Un numero elevato di suicidi, troppi, riguarda anche gli agenti della polizia penitenziaria. A lanciare l’allarme è stato in diverse occasioni il sindacato di categoria Sappe, che ha chiesto maggiori interventi al governo per la tutela degli iscritti. Uno degli ultimi episodi registrati, riguarda un basco azzurro in servizio presso il carcere di Poggioreale, che si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione.

Il commissariato di Giugliano in Campania

Quali le cause all’origine di tali gesti? Molteplici, ma tutte collegate a un male oscuro che questi uomini si portano dentro fino a quando non lo fanno esplodere con conseguenze tragiche. Sottoposti a stress considerevole, con un’arma a portata di mano, in condizioni particolari, qualcosa comincia a insinuarsi nella mente e scava fino a portare il malcapitato a considerare di farla finita. Allora pure una relazione conclusa non viene accettata come dovrebbe essere. Spesso si discute del mancato supporto a soggetti a rischio; nel caso degli agenti penitenziari, soprattutto – esposti alle conseguenze del lavoro nelle super affollate carceri italiane – si cerca da anni di instaurare un tavolo di confronto con il governo per cercare di porre rimedio al fenomeno dei suicidi.

Un agente di polizia penitenziaria sorveglia le celle nel padiglione

Tutto, è naturale, dipende molto dal grado di sopportazione del singolo, dal suo carattere, ma in determinate condizioni, nessuno può dirsi immune da una ‘patologia’ strisciante e intima. Che si manifesta in pochi attimi di follia, nutriti però anche da mesi di lotta quotidiana con la realtà, che diventa giorno dopo giorno sempre meno sopportabile. Fino ad arrivare all’estrema conseguenza.