Le minacce del web al centro dell’ultima riunione della Commissione Scuola

di Ilaria Riccelli

“JonatanGalindo” e altre gravi minacce del web. Crescono le preoccupazioni legate al mondo dei minori e l’uso dei social network, se ne parla in commissione Scuola e Qualità della vita.

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Esiste una correlazione letale tra la morsa che ha stretto alcuni adolescenti e preadolescenti portandoli al suicidio e l’uso distorto del web. Episodi di cyberbullismo o di diffusione di contenuti pedopornografici nelle chat di whastapp e telgram costituiscono solo un aspetto dei molteplici fattori di rischio in cui possono incorrere i più piccoli, i cd nativi digitali, armati di connessione internet e cellulare già in giovanissima età. Gli ultimi episodi di cronaca hanno portato alla luce un mondo sommerso e sconosciuto agli adulti in cui leggende metropolitane, contenute in poche righe di messaggistica istantanea, si diffondevano con il trillo di una notifica tra le vite delle giovani vittime, spezzandole senza una ragione apparente. Nella ricerca spasmodica di una risposta ai molteplici perché che lasciano spiazzati coloro che non hanno più le chiavi per decodificare una realtà che già vive di vita propria, la sensibilizzazione delle famiglie e della scuola assume un ruolo determinate.

“Da anni la Polizia Postale, oltre a perseguire i crimini, lavora con le scuole per sensibilizzare i ragazzi sull’uso critico della rete”, ha spiegato in Commissione Scuola e Qualità della Vita il vicequestore Maisto che è intervenuto “un’opera che purtroppo l’emergenza Covid ha per il momento interrotto. Intanto va sgomberato il campo da alcuni equivoci, indotti anche dal clamore mediatico che si sviluppa quando si verificano fenomeni drammatici come i suicidi di minori. Ad esempio, ha spiegato Maisto, si pensa che sia il cosiddetto “Dark Web” il luogo preminente nel quale si consumano reati, mentre sono i social network, nei quali si naviga “in chiaro”, gli ambienti che i criminali utilizzano per adescare i minori. A partire dagli 8 anni di età, i minori usano i social network per comunicare con i propri coetanei, e lì soggetti criminali, anche pedofili seriali, utilizzando falsi profili, li adescano e li inducono a produrre foto e video pornografici che poi mettono in circolo, spesso ricattando le giovani vittime. È per questo che nelle scuole la Polizia Postale lavora soprattutto suggerendo prudenza ai bambini, con l’ausilio anche di video che mostrano come avviene di solito l’adescamento.”  La commissione è stata interamente dedicata al tema del pericolo per i minori dell’uso incontrollato del web e soprattutto dei social network in cui si celano oscuri pericoli difficilmente percepiti dalle famiglie, la sensibilizzazione di queste ultime e della scuola sulle trappole nelle quali possono cadere i minori appare quindi secondo il vicequestore l’unico strumento efficace.

“La Polizia persegue i criminali, ma la prevenzione possono farla soprattutto gli insegnanti, che sono in grado di cogliere i campanelli d’allarme: un bambino vittima di un ricatto manifesta disagio psicologico, si isola. Spesso sono i genitori che denunciano fenomeni criminali, perché scoprono anche sulle chat di messaggistica istantanea foto e video sospetti, e da queste denunce la Polizia risale ai criminali.Un altro aspetto, ha chiarito il vicequestore, riguarda le “challenge”, le sfide social intorno alle quali si è sviluppato un grande clamore mediatico, con Jonathan Galindo e, prima di questo personaggio, con Momo e Blue Whale. In realtà, nella pratica è difficile riscontrare l’effettivo coinvolgimento di un minore in sfide mortali lanciate da malvagi personaggi del web: quello che si verifica più spesso è un fenomeno di cyberbullismo dovuto alla costruzione di falsi profili Facebook o Instagram da parte di coetanei, che sfruttano proprio l’onda del clamore mediatico”.

“È decisivo, per il presidente della commissione Qualità della vita, Francesco Vernetti, sensibilizzare giovani e adulti sulle trappole nelle quali possono cadere i minori che usano sempre più le tecnologie. Il Ministero dell’Istruzione ha promosso iniziative per educare i ragazzi al web, mettendoli in guardia sui rischi legati al cyberbullismo e alla violazione della privacy in rete, e a tutti quei comportamenti sbagliati che possono costituire anche reato. Il messaggio è stato veicolato e promosso nelle scuole in apposite giornate dedicate all’argomento, utili anche i video presenti su Youtube con gli Spot della Polizia Postale: “ Il Cyberbullismo è un reato”.