Tutto parte dal telefono di una ragazza. Le indagini ricostruiscono una rete di contatti con adolescenti tra social, chat e incontri
Per le ragazze era «Sugar Daddy». Secondo l’accusa, dietro quel soprannome c’era un quarantenne che cercava adolescenti sui social, portava le conversazioni nelle chat private e offriva denaro in cambio di immagini sessualmente esplicite o incontri. Ora si trova in carcere.
La prima traccia spunta dal telefono di un’adolescente
L’indagine comincia quando i genitori di una ragazza che non aveva ancora compiuto quindici anni trovano sul suo telefono fotografie sessualmente esplicite. A quel punto entrano in campo i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci.
Nel comunicato ufficiale dei Carabinieri compare proprio il soprannome «Sugar Daddy». Gli accertamenti portano poi gli investigatori verso altre giovani.
Dai social alle chat, poi arrivavano i «regalini»
Il percorso ricostruito dagli inquirenti partiva dalle piattaforme social e continuava sulle applicazioni di messaggistica. L’uomo avrebbe cercato di conquistare la fiducia delle adolescenti offrendo piccoli compensi. Per alcune foto bastavano poche decine di euro; per gli incontri la cifra saliva.
L’uso delle piattaforme frequentate dai più giovani era già stato affrontato da Stylo24 parlando dei rischi dei social per i minori.
Telefoni e computer riportano a galla i vecchi messaggi
Le perquisizioni e il sequestro dei dispositivi permettono agli investigatori di recuperare anche conversazioni cancellate. Le vittime individuate sono diverse. All’uomo vengono contestate prostituzione minorile, pornografia minorile e detenzione o accesso a materiale pedopornografico, con l’aggravante legata all’età inferiore ai sedici anni.
Quanto possa pesare la traccia digitale in procedimenti simili emerge anche da un’altra indagine della Polizia di Stato sull’adescamento online.
«Mi dai il contatto di Sugar daddy?»
Tra i messaggi recuperati compare persino il passaparola tra adolescenti. «Mi dai il contatto di Sugar daddy — scrive una ragazza all’amica — ho bisogno di qualche soldo».
Secondo la ricostruzione investigativa, quelle somme servivano a comprare vestiti, borse e, in alcuni casi, droga. Alcune delle ragazze avrebbero poi incontrato di persona il quarantenne.
La cronaca campana ha già restituito casi nei quali minori e violenza sessuale si intrecciano, come nella molestia a una minorenne ricostruita dai carabinieri nel Salernitano.
Il difensore: «Faremo ricorso al Riesame»
L’avvocato Francesco Tamilia mette in discussione soprattutto le esigenze cautelari. «Faremo ricorso al Riesame — dice — l’ordinanza di arresto arriva a 13 mesi dalla perquisizione per fatti molto datati: non ritengo che sussistano le esigenze cautelari».
Il legale esclude il pericolo di fuga, l’inquinamento probatorio e la pericolosità sociale. L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e l’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.

















