Da sinistra, Luigi Di Spirito e Lorenzo Puca

Racket del caro estinto, il racconto del collaboratore di giustizia Claudio Lamino allegato agli atti dell’inchiesta su Sant’Antimo

Il business del «caro estinto», in Campania, continua ad avere «zone grigie» e viene spesso accostato alla criminalità organizzata. Che in certe zone della nostra regione arriverebbe addirittura a decidere se una impresa di pompe funebri possa o meno essere avviata. La circostanza emerge anche dall’inchiesta che ha investito di recente il territorio di Sant’Antimo, dove di recente, sono state eseguite 59 misure di custodia cautelare. Intervenendo sul cambio di reggenza che di volta in volta avrebbe interessato il clan Puca, Claudio Lamino – ex affiliato alla cosca, poi passato a collaborare con la giustizia – sottolinea pure, come per ogni funerale che aveva luogo nel territorio controllato dall’organizzazione criminale, questa avrebbe imposto una tangente di almeno 100 euro.

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Il 5 maggio del 2017, il pentito fa mettere a verbale: «Per rappresentare le conseguenze di questi diversi cambi di reggenza, posso riferire un episodio avenuto tra il 2011 e il 2012, e relativo a due fratelli che presero accordi con Lorenzo Puca (uno dei figli del boss Pasquale Puca, ndr) e Luigi Di Spirito (affiliato di spicco dell’organizzazione criminale, ndr) per aprire un ‘agenzia di pompe funebri a Grumo Nevano. Questi accordi vennero presi in una riunione tenutasi presso la sede di una attività commerciale».

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Anche per aprire una agenzia funebre
bisognava chiedere il permesso alla cosca

«Inizialmente – racconta Lamino – i due fratelli erano interessati ad aprire l’agenzia di pompe funebri a Melito, ma Di Spirito disse che sarebbe stato meglio aprirla sul territorio dove lui era più forte e, poiché tutti gli altri territori erano occupati, l’unico disponibile era quello di Grumo Nevano. In particolare i due fratelli erano interessati ad inserirsi nel business della cremazione che è molto redditizio».

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Per concretizzare l’operazione, che sembrava cosa fatta, anche perché sarebbe stata avallata da Lorenzo Puca, si rese però necessaria una riunione ulteriore. «Prima ancora di aprire l’agenzia, perché si aspettavano ancora delle autorizzazioni, si mise di traverso Piuccio dei mobili (alias con cui è indicato l’ex presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo, Francesco Di Lorenzo, detto Pio) il quale disse che a Grumo Nevano c’era già un’agenzia di un suo amico e che non ce ne doveva essere un ‘altra. So questo perché ero presente quando tre affiliati andarono da chi aveva fatto da intermediario con i fratelli impresari, e gli disse che l’operazione non si poteva concludere», sottolinea il pentito Claudio Lamino.

Le dichiarazioni
del collaboratore
di giustizia Claudio Lamino

Che aggiunge: «Ricordo che io espressi sorpresa per il fatto che contava di più la parola di Piuccio dei mobili rispetto a quella di Lorenzo Puca e di Luigi Di Spirito, e Ferriero mi disse che non si poteva mettere contro Piuccio dei mobili, il quale in questi affari aveva dei forti interessi economici perché prendeva direttamente denaro dalle pompe funebri (…) Per quello che so io, il clan guadagna la somma di 100 euro per ogni funerale, però non posso dire con certezza che fosse questa la somma che si prendeva Piuccio dei mobili».