sabato, Maggio 21, 2022
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«Sono tornato» (con una bomba), lo stupratore ha proprio capito la lezione

di Giancarlo Tommasone

«Sono tornato». L’emoticon con la bomba alla fine della frase non poteva mancare. Su Facebook posta la foto della riconquistata libertà uno dei tre minorenni accusati dello stupro di una 15enne. I fatti risalgono a maggio del 2017, sono avvenuti a Marechiaro, in pieno giorno. Per quell’episodio tre ragazzi erano stati spediti in carcere, ma pochi mesi dopo, la decisione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli.

Il gup li ha rimessi in libertà, applicando per loro la misura della messa alla prova

Saranno inseriti in un percorso di riabilitazione che gli permetterà di diventare pizzaioli. Una misura che da molti viene considerata blanda e che come è già accaduto per il caso di Arturo, farà discutere. Perché tra gli indagati per il ferimento dello studente 17enne, c’è proprio un ragazzo che aveva usufruito di tale istituto alternativo alla detenzione.

I tre indagati per lo stupro di Marechiaro hanno amicizie con figli e parenti di boss

Si tratta di G. P., 16 anni, meglio conosciuto come Genny. E’ recluso a Nisida e compare tra le amicizie di uno dei tre giovani, i due sedicenni e il 17enne coinvolti nell’episodio della violenza sessuale. Emerge sempre dal social network, in particolare da uno degli aspiranti pizzaioli. Non certo un profilo da piccolo lord il suo, se ci soffermiamo su alcune esternazioni che regala ai suoi contatti. Oltre al «Sono tornato» comparso lunedì sera sulla sua bacheca, ci sono altri post alquanto preoccupanti che ne denunciano il machismo esasperato e ostentato. «Creo dipendenza», scrive il 18 giugno del 2017.

Su Facebook uno degli indagati posta la foto lanciata dalla frase: creo dipendenza

Sono tanti i commenti che ne esaltano la «bellezza» e il «suo essere uomo». Commenti che arrivano anche da rampolli di famiglie malavitose di primo piano, del rione San Giovanniello, di Forcella, della Sanità, del Borgo Sant’Antonio Abate, del Vasto-Arenaccia. Giovanissimi figli e parenti di boss di calibro pesante, come alcuni capi dell’Alleanza di Secondigliano. Tutti particolari che forse avrebbero dovuto essere tenuti in maggiore considerazione da chi ha poi permesso che i ragazzi lasciassero il carcere. Un ambiente, quello ad alta densità malavitosa, in cui i tre si trovano nuovamente immersi, dopo pochi mesi dal loro arresto. Fra le amicizie di uno dei minori c’è anche quella con un parente di Antonio Napoletano, alias ‘o nannone, considerato dagli inquirenti elemento di primo piano del clan Sibillo, la famigerata paranza di baby-boss che ha combattuto la guerra per la conquista di Forcella e della zona dei Decumani.

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