Il riconoscimento della street art come vera e propria forma d’arte, che, come tale, va tutelata, anche dal punto di vista legale. Diversa da quei graffiti che una volta venivano considerati come qualcosa capace solo di imbrattare le strade e non solo delle città. Adesso le opere degli street artists finiscono nei musei. C’è questo e altro alla base della proposta di legge che mira a modificare l’articolo 639 del codice penale “in materia di deturpamento e imbrattamento delle cose altrui” e prevede la depenalizzazione totale per tutti i reati di questa natura, commutandoli in ammende fino a 10mila euro più il pagamento delle spese sostenute per il ripristino dei luoghi. Si cancella inoltre la procedibilità d’ufficio, tranne che nei casi in cui sono coinvolti beni di interesse storico o artistico, negli altri casi l’azione sanzionatoria avviene solo su querela di parte.

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Stylo24 ha avuto modo di parlare con l’avvocato napoletano Maria Di Martino proprio dell’esigenza di questo cambiamento, che già nelle aule di tribunale vede alcuni legali specializzarsi nel difendere questa forma d’arte sempre più riconosciuta.

La legge ora difende la street art?
«La street art viene riconosciuta come forma d’arte e quindi come libera espressione artistica soltanto negli ultimi anni, almeno in Italia. Fino a pochi anni fa veniva ancora considerata come qualcosa di illegale. Oggi, invece, questo resta solo un pregiudizio che pare stia quasi del tutto tramontando».

In che cosa consiste questa specializzazione forense?
«Con l’affermarsi della street art come forma di espressione artistica, si sta rafforzando la necessità di tutelarla sotto l’aspetto giuridico. Contenziosi giuridiche, controversie tra soggetti, sempre più numerose, invocano una disciplina giuridica che attualmente non è ancora ben delineata, ma che tuttavia è da ricondursi, anche se in maniera frammentaria, a branche del diritto. Passando dal diritto d’autore al diritto penale, dal diritto pubblico alla proprietà privata e così via. Attorno a tutto ciò nasce l’esigenza di una nuova specializzazione forense, come già presente in altri Paesi del mondo».

 

Napoli può essere un laboratorio valido per sperimentare questa forma di tutela dell’arte di strada?
«Direi proprio di sì, perché Napoli è una città d’arte per antonomasia. Una delle poche del Sud ad aver maggiormente accolto con generosità e spirito innovativo la street art. Quindi tantissimi giovani artisti italiani e internazionali. Non dimentichiamo che Napoli non a caso è l’unica città del Sud Italia che custodisce la celebre opera di Banksy, ‘La Madonna con la pistola’, in piazza Gerolomini. Ma anche Cyop & Kaf, street artists partenopei, Alice Pasquini, Jorit, Francisco Bosoletti con le sue mastodontiche opere realizzate nel quartiere Sanità di Napoli e tanti altri ancora. Lo stesso MANN oggi ospita tra l’altro la mostra di Blub».

Come si difende uno street art?
«Lo street artist si difende affermando la sua libertà espressiva attraverso tecniche innovative. Ieri pennelli e bombolette spray erano i suoi strumenti di lavoro. Oggi vengono sperimentate tecniche non invasive, come quelle dello stencil o dello sitcker, che non impattano direttamente sulla superficie. E’ come se scegliesse di immolare la propria opera, poiché sarà quest’ultima ad autodistruggersi, senza distruggere la superficie circostante. E’ un modo di autotutelarsi già attraverso le tecniche utilizzate».

La normativa italiana è pronta per questo salto?
«Oggi la legiferazione è strettamente connessa alle esigenze di tutela giuridica di rapporti nascenti tra i soggetti appartenenti a una società che si vuole evolvere e si trasforma. Analogamente la street art si diffonde in maniera esponenziale in tutto il mondo. Sorprende, incuriosisce, fino ad appassionare un pubblico sempre più vasto. Dai rapporti giuridici nascenti ci si chiede quale sia la linea di demarcazione tra la liceità illiceità, tra la legalità e l’illegalità e così via. Tale fenomeno non può non prevedere una normativa che lo disciplini. Ecco perché la disciplina italiana non può che essere pronta ad innovare questo assetto giuridico e quindi a compiere finalmente questo salto».