Un'immagine dell'attentato del 1993 in Via Palestro a Milano

Processo ’Ndrangheta stragista, il collaboratore di giustizia Salvatore Grigoli: quello che in Cosa nostra aveva maggiore cultura era Matteo Messina Denaro

«Bisognava depistare, ma anche far capire a chi doveva capire, chi ci fosse dietro gli attentati portati a termine in continente, quelli di Roma, Firenze, Milano». E’ quanto fa mettere a verbale il 26 marzo del 2015, il collaboratore di giustizia Salvatore Grigoli, per anni uomo d’onore della famiglia di Brancaccio. E per depistare, si decise di firmare le stragi con la sigla Falange Armata. I verbali di interrogatorio di Grigoli sono agli atti del processo ’Ndrangheta stragista, che si è concluso alla fine dello scorso luglio, con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. «Francesco Giuliano detto Olivetti, durante un incontro a cui eravamo presenti io, il predetto, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e forse altri – incontro durante il quale stavamo preparando, in un sito di Palermo dalle parti di Corso dei Mille, l’esplosivo per lo stadio Olimpico – ad un certo punto, ci disse che era stato proprio lui a fare le rivendicazioni ‘Falange Armata’, relative ai precedenti attentati sul continente. Se non erro disse che queste rivendicazioni le faceva da Roma. Ma non sono sicuro», spiega il pentito sollecitato dalle domande del pm.  

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Giuliano – racconta Grigoli – di carattere «è un po’ chiacchierone, e a volte dice cose che non si dovrebbero dire, secondo le regole di Cosa nostra. Io, ad esempio, delle rivendicazioni, al suo posto, non avrei parlato. Ovvio che tale iniziativa, quella delle rivendicazioni, era così delicata che Giuliano (chiacchierone, ma non bugiardo) non poteva che averla presa, se non a seguito di un ordine superiore. Ordine superiore che poteva venire solo da Giuseppe Graviano (più che dal fratello Filippo)». Grigoli spiega al pubblico ministero come, tra i mafiosi, quasi nessuno sapesse con precisione cosa significasse Falange Armata. «Effettivamente non so neanche io – afferma il pentito – e certamente neppure lo sapeva Francesco Giuliano, cosa fosse esattamente la ‘Falange Armata’. Io ritenevo fosse una sigla terroristica tipo Brigate Rosse, ovvero altra sigla anche di estrema destra, per me era lo stesso». Il pm, allora spiega a Grigoli da cosa, storicamente, provenisse la sigla: «Prendo atto ed informazione dalla signoria vostra, che si tratta di una sigla che venne usata per la prima volta in Spagna in epoca franchista (sta a indicare un partito, l’unico legale nella Spagna di Franco, ndr). Se è così, e non ne dubito, si tratta di una cosa molto raffinata e neppure Giuseppe Graviano, aveva una tale cultura. Direi che in Cosa nostra quello che aveva più cultura e poteva conoscere il significato di ‘Falange Armata’, era Matteo Messina Denaro, che io ho personalmente conosciuto».

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