di Giancarlo Tommasone

All’inizio degli anni Novanta la camorra appariva come una struttura minata dal pentitismo dilagante e dal caos che la portava a essere più un’accozzaglia di gruppi disarticolati che una organizzazione criminale di cui fidarsi per effettuare l’attacco allo Stato. Fu soprattutto per questo che fu lasciata fuori dal progetto ordito e portato a termine tra il 1992 e il 1994 dalla mafia e dalla ‘Ndrangheta.

Il pentito Gaspare Spatuzza

Particolari di quel patto scellerato tra siciliani e calabresi, il cosiddetto ‘accorduni’, vengono rivelati da tempo dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ‘u tignusu (il pelato), che con le sue dichiarazioni rappresenta il perno principale anche dell’inchiesta svolta a Reggio Calabria, il cui processo si sta celebrando in questi giorni. Gli imputati sono due: Giuseppe Graviano, potente capo (insieme al fratello Filippo) del mandamento di Brancaccio e Rocco Santo Filippone boss dell’omonima ‘ndrina legata ai Piromalli.

L’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti

Stylo24 ha chiesto all’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, perché la camorra non fosse stata coinvolta nella stagione delle stragi.
«Partiamo dal presupposto che tra mafiosi siciliani e ‘ndranghetisti calabresi c’era una sinergia che andava avanti da tempo. In quel periodo (principio anni Novanta, ndr) c’erano stati anche incontri frequenti tra gli esponenti delle due organizzazioni», afferma il procuratore Roberti.
«La camorra – continua – in quel momento era un po’ fuori da questo tipo di interlocuzione, anche se devo dire che c’era stato, se ben ricordo, da quanto riferì Spatuzza nel corso delle prime dichiarazioni, pure un accordo con alcune famiglie camorristiche per far arrivare esplosivo a Napoli, anche se poi alla fine non se ne fece niente. Sono quasi sicuro del fatto che una delle famiglie in questione doveva essere quella dei Licciardi». Un ‘patto’ dunque a cui non fecero seguito i fatti. «L’unico aspetto che avrebbe coinvolto la camorra nel piano di mafia e ‘Ndragheta, che io ricordi, fu questo. Si sarebbe trattato appunto della fornitura di esplosivo alla famiglia Licciardi».

Gennaro Licciardi, storico capo dell’Alleanza di Secondigliano

Effettivamente durante una deposizione del pentito Gaspare Spatuzza datata 13 marzo 2014, si fa menzione al colpo di Stato e al particolare, secondo il quale, mafia, camorra e ‘ndrangheta erano d’accordo. Siamo nell’aula bunker di Rebibbia, a Roma. «Non fu solo Cosa nostra», affermò ‘u tignusu, riferendosi proprio al fatto che calabresi e napoletani, quantomeno sapevano del progetto stragista.

L’ex boss Pasquale Galasso

Nei fatti però le organizzazioni napoletane non parteciparono a quel piano. «La camorra rimase fuori da questo tipo di intreccio. Stiamo parlando del periodo ’91-’92. In quel momento era debole, nel 1992 si era già avviata la collaborazione con la giustizia di Pasquale Galasso, che era uno dei nuovi capi. Inoltre i clan si scontravano tra loro, c’era, ad esempio, la faida in atto tra il cartello di Secondigliano e i Mazzarella. Dunque la mancanza di unità, che ha sempre contraddistinto l’organizzazione campana rispetto a mafia e ‘Ndrangheta, in quel periodo era ai massimi livelli di divisione e frazionamento e non c’era un interlocutore possibile», conclude Roberti.

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